Anno A / XIX domenica T.O. – 10 agosto 2014

Vangelo        

41 - XIX domenica T.O. - 10 agosto 2014Pietro, quando vede avvicinarsi Gesù, viene preso dalla paura perché si è disabituato all’esperienza dell’infinito, sopravvive dentro il limite della realtà che lo circonda e non rimanda mai oltre quello che appare. Egli rappresenta la Chiesa quando, invece di guardare a Dio ed alle sue promesse, guarda le difficoltà della realtà nella quale è inserita e si impaurisce.

Gesù non gli sta dicendo di non tener conto della sua paura; il vero problema in quel momento per Pietro non è quello di essere salvato dalla morte, bensì di poter vivere in modo tale da “oltrepassare” la paura della morte stessa ed addirittura camminare accanto alle esperienze che ci fanno paura ma per far questo deve andare al di là di quello che pensa di credere. Gesù sta dicendo a Pietro che solo spingendosi oltre se stesso, cercando sempre di più di comprendere chi è colui che vuole incontrare, egli può diventare ciò che è chiamato ad essere.

La reazione di paura di Pietro è legata alla sua religiosità: si rende conto che non gli ha ancora permesso di dare un significato diverso ai fatti della sua vita in modo tale che non egli non sia più paralizzato dalla paura. Ciò è reso possibile solo partendo da quello che Gesù è in se stesso, dalla sua promessa di vita e non dalle situazioni prese solo per come si presentano. Egli ha paura perché è certamente partito con l’intento di andare incontro a Gesù ma ha incontrato l’immagine che ha di sé e si è bloccato, perché è legato ad un modello di relazione con se stesso e con Dio che Gesù sconfesserà. Pietro fa fatica a comprendersi nella propria condizione di limitatezza, non si conosce ed ignora la realtà più profonda di sé e di Gesù; ha paura di essere coinvolto in un’esperienza della quale non può avere il controllo e quando incontra il lato fragile della propria vita ne ha paura.

Il momento di paura che Pietro prova in quella situazione è il tempo opportuno per permettergli di fare il punto dell’esperienza fatta con Gesù: Chi è Gesù per la sua vita? E’ il passaggio da un’idea generica di Dio a quella del “Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16); è la confessione post-pasquale della comunità ecclesiale viva, raffigurata nel simbolo della barca.

Gesù chiede anche a noi di “passare da questo mondo al Padre” (Gv 13,1-11) non solo nel momento della morte ma ogni volta che ci troviamo in situazioni di paura nella vita. Entrati nell’esperienza viva della presenza del Risorto esse non verranno più vissute come una minaccia:“Appena saliti sulla barca, il vento cessò”, anche se resteranno impresse nella nostra memoria viva e con esse occorrerà attraversare la vita.

 

 

Passi biblici    Mt 14,21; Gv 6,14-15; 1 Re 19,1-9; Mt 28,16s.; Mt 15,10; Mc 5,21-43; Mc 9,17; Mt 14,30; Mt 9,20-22; Mt 16,15; Mt 16,16; Gv 13,1-11.

 

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