Anno A / XXVI domenica T.O. – 28 settembre 2014

Vangelo         

49- XXVI domenica T.O. - 28 settembre 2014Il brano del Vangelo di questa domenica ci presenta due fratelli dei quali uno dice di non voler fare la volontà del Padre poi si pente e fa quello che gli era stato chiesto mentre l’altro dichiara di volerla fare ma in realtà non la compie.

Nel brano di Matteo i due fratelli rimandano simbolicamente al rapporto esistente fra peccatori e farisei che presenta due atteggiamenti diametralmente opposti nei confronti di Dio. Gesù dice ai farisei: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”: il motivo consiste nel fatto che essi non hanno vissuto da giusti: “Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto”. Coloro invece che hanno riconosciuto il loro peccato e si sono assunti la responsabilità del loro atteggiamento “ingiusto” hanno “creduto” che la via indicata da Gesù fosse quella che avrebbe permesso loro di vivere pienamente, di dare senso alla propria vita. Essi hanno creduto a Gesù che è la “via” per la “vita” (Gv 14,6), quando è vissuta nella “verità”, perciò nella “giustizia”.

“Pubblicani e prostitute” rappresentano coloro che  hanno deciso di avere un nuovo modo di essere di fronte a Dio e agli eventi della vita, hanno scelto, vissuto  e sofferto un certo “disorientamento” dato dalle loro scelte di vita ma si sono posti nella condizione di non fare violenza alla Parola ammettendo ad un certo momento della loro vita che essa era più grande del loro modo di pensare. Per essi la Parola di Dio è stata una provocazione e così l’hanno vissuta nella vita, come quando un adolescente si scontra con la “parola” di un padre ed una madre, si ribella a loro e risponde male. Quel moto di ribellione è anche una spinta vitale del tutto naturale perché un figlio possa affrancarsi da essi.

Chi dice sì per forza è diviso: dice sì perché non può dire no, non può fare diversamente. La paura gli vieta di riconoscere il proprio no. Esprimere apertamente il proprio rifiuto è già un segno oppositivo: suppone che il padre rispetti la libertà del figlio. Dire sì per paura suppone che il padre non tolleri la libertà. Il no è importante in ogni relazione. Anche il bambino passa attraverso la fase ostinata del no: è la condizione necessaria per essere se stessi e distinguersi dagli altri (non identificarsi simbioticamente).

Quando decidiamo di prendere strade diverse da quelle che la “Legge” ci indica, facciamo esperienza di una profonda solitudine che è necessario sia vissuta a testa alta. La libertà di poter avere un pensiero proprio all’interno della famiglia, di un gruppo, di un partito, di un’istituzione, dobbiamo spesso pagarlo con l’isolamento anche da questi stessi contesti che continuano a dividere il mondo in nemici ed amici ma “Dio non ha bisogno di dividere il mondo in coloro che stanno dalla sua parte e coloro che sono contro di lui”, per questo Dio è presente alla partenza ed al ritorno di un figlio. Egli vuole che i figli lo seguano ma nello stesso tempo sa che è possibile farlo solo se essi  credono in quello che fanno e non sono eccessivamente dipendenti dall’accettazione o dal rifiuto.

Questa consapevolezza permette di “passare da una vita “assurda” ad una vita “obbediente, da una vita “sorda” ad una vita di “ascolto” e di creare lo spazio in cui ascoltare Dio che dice ad ognuno di noi: “Tu sei il mio figlio prediletto” (cfr. Mc 1,7-11).

 

 

Passi biblici    Gv 14,6; Is 55,6-9; Lc 15,11-32; Mt 23,27-32; cfr Mt 5,45;  Mc 1,7-11; Gb 3,1-26; Ez, 18, 25-26; Mt 21,28-32.

 

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