Il Vangelo
Gesù nell’Ultima Cena celebra il banchetto della memoria della libertà, dell’uscita di Israele dall’Egitto.Le sue parole ricordano la cerimonia in cui Israele era ai piedi del monte Sinai e viene impegnato nel patto di alleanza con Dio. Ecco il nuovo patto tra Dio e l’uomo scritto ora nel cuore della persona alla quale viene chiesto di entrare nella vicende della vita lasciandosi attraversare dalla parola dell’amore. Quanti uomini e donne si sentono separati dall’amore, separazioni che si concretizzano nella vita quotidiana. Essi vedono l’amore ma non possono più toccarlo perché si è pietrificato eppure continuano a sentirlo dentro di loro mentre altri hanno smesso di farlo già da tempo perché è possibile sentirlo in noi solo se lo viviamo: è dando l’amore a qualcuno che comincia a scorrere in noi e “la vita ricomincia” perché abbiamo deciso di darlo anziché aspettare sempre di riceverlo ed abbiamo “potuto decidere di “dare” amore anche perché sentivamo di riceverlo”.
Dio con il pane ed il vino ha scelto realtà presenti quotidianamente sulle nostre tavole perché il cammino spirituale dell’uomo non consiste solo nella “realizzazione di una “spiritualità trascendente”… può dare un temporaneo senso di liberazione ma non può costituire da sola una libertà autentica. Nelle specie eucaristiche sono presenti sotto il segno del pane e del vino, il corpo ed il sangue di Cristo come a dire che “tutto è spirito” ma anche allo stesso tempo che “tutto è materia” e solo l’amore può permettere questa dinamica trasformazione di ciò che in me è limite in fluire della vita.
Nel suo cammino spirituale la persona si dimentica che è il suo corpo a donargli un volto senza il quale non esisterebbe, ciò che gli permette di individuarlo, di affermare la sua responsabilità personale, di riconoscere da chi proviene un atto d’amore: il volto diventa così supporto della memoria di quell’amore.
Gesù dice: “Fate questo in memoria di me”: “La memoria diventa la funzione fondamentale per questa presa di coscienza… si tratta di ricordarsi con semplicità e senza sforzo, della condizione di unità originaria, precedente alla divisione”. E’ la pienezza di essere, di volontà, di sapienza, di amore, di senso della giustizia, di verità che l’uomo ha prima di dividersi in se stesso e di allontanarsi dagli altri. Ogni volta che celebriamo l’eucaristia non assolviamo ad un precetto con “sforzo” per cui chiediamo messe corte, omelie che non dialoghino eccessivamente con le coscienze perché solo un tale risveglio può rivelare quella divisione interna alla persona per ciò che è: un’illusione. L’Eucaristia ci ricorda “in modo diretto, immediato e intuitivo la nostra “essenza”, “quello che siamo, “siamo sempre stati” e non cesseremo mai di essere”.
L’Eucaristia ci dice che la vera spiritualità si esprime nella concretezza della vita in cui il “dare” ci fa fare “memoria” di quel servizio, di quel dono oblativo alla nostra ed all’altrui esistenza senza il quale non potremmo sopravvivere.
Passi biblici Mc 14,12-16.22-26; Es 24,4ss.; Es 24,8; Ger 23,1-6; Ger 31,31-34; Mt 5,21SS.