Il Vangelo
Il vangelo di questa domenica ci presenta la questione dell’esorcista estraneo che caccia i demoni nel nome di Gesù ed i discepoli lo contrastano perchè egli non professando la fede in Cristo non fa parte della comunità. Questo brano deve farci domandare cosa rende una condotta “religiosa”, su quale fondamento poggia la nostra “appartenenza”: su qualcosa o su qualcuno.
Nella frase dei discepoli: “volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva” c’è l’immagine di una comunità che, tentando di riproporre un’esperienza fatta da alcuni testimoni e cercando di ricomporre i contenuti dell’esperienza religiosa originaria, la “normalizza” talmente da identificarla con una religione di gruppo che diviene normativa, conservando e difendendo la propria identità con leggi esclusiviste che nel tempo hanno dato vita ad una tradizione che in molti casi ha sostituito la libera scelta della fede favorendo un Cristianesimo “sociologico”, proprio di un’entità ristretta, un’appartenenza alla Chiesa convenzionale che appare nella pratica comune come quella realtà che chiama per “dare” i sacramenti e non per condividere un’esperienza di vita nella fede comune nella quale i rapporti fra fratelli e sorelle permettono di capire e di sentire il valore dei sacramenti stessi ricevuti.
I discepoli dimostrano in questo episodio di non cogliere l’occasione di poter ricevere da quell’esorcista straniero il senso della sua azione, il suo progetto di vita, lasciandosi interrogare e facendosi mettere in discussione, sapendo di “ritrovare qualcosa di Dio in tutto ciò che è umanamente vero. Ecco da cosa è rappresentato lo scandalo del quale parla Gesù: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me”, dalla mancanza di volontà di vivere nella reciprocità dei rapporti per cui ci mettiamo nella condizione di non accogliere l’altro a partire dai valori ai quali la sua coscienza ritiene di dover aderire, la sua visione della vita e del mondo, il suo modo di vivere veramente umano.
Gesù qui accoglie una condotta umana che i discepoli considerano addirittura opposta all’esperienza religiosa. Ci viene allora da domandarci: Cosa rende una condotta religiosa? Essa è legata al valore interno che diamo ai comportamenti. Gesù “consacra” l’amore, la libertà, la giustizia, la pace come valori-simbolo anche se non si ha religione in senso vero e proprio, chiede di rinunciare ai nostri idoli perchè può diventarlo anche la religione che professiamo.
Nei precedenti brani, a partire dalla domanda di Gesù ai discepoli: “Voi chi che io sia?”, il tema ricorrente è stato quello dell’identità; Egli sta chiedendo ad essi “di essere quelli che sono” e di prendere coscienza di ciò; l’identità di noi stessi è fondamentalmente un’esperienza umana e relazionale per cui si accede a Gesù: “Via, verità e vita” realizzando l’amore fraterno che è inclusivo non esclusivo; solo se i discepoli si aprono all’esperienza degli altri possono riuscire a vivere una corretta esperienza spirituale, senza rischiare di dissociarsi e rinchiudersi nel proprio piccolo “ego”.
Passi biblici Nm 11,26b; Mc 9,38; Mc 9,43a; Mc 6,7.