Il Vangelo
La fede in Gesù richiede l’adesione alla sua persona ed al suo operare e tale adesione si trasforma in un impulso di identificazione con Lui stesso ed in forza di ciò i comandamenti perdono ogni carattere di imposizione e diventano le esigenze dell’amore. Non si tratta di dover obbedire a norme esterne che non troveranno un’adesione ed una condivisione interiore bensì porteranno la persona ad identificarsi con una legge, un precetto che produce condizionamento, meccanicità e inautenticità, in tal modo non sapremo più chi siamo nè prenderemo coscienza della nostra identità profonda.
Osservare la Parola vuol dire amare ed essere liberi di farlo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola”: “il dovere di amare non è amore, ma una forma di servitù. Colui che deve amare non è più libero di amare. Questo è l’errore in cui incorrono spesso le istituzioni sociali e religiose. Esse infatti, quando sono alterate a tal punto da avere snaturato nel tempo l’autenticità dei valori, anzichè educare dall’interno o almeno riconoscere i sentimenti liberi per poi (solo successivamente) legittimarli e sacralizzarli con forme e riti, al contrario li impongono dall’esterno come valori morali e religiosi… guardano con sospetto alla libertà dell’uomo… insinuano il dubbio su se stesso, sul suo diritto a vivere in libertà, suggerendogli che la sua natura non è buona ma malvagia e quindi deve guardarsi da se stesso”.
Nella “città santa” non vediamo “alcun tempio”, siamo liberi dai condizionamenti che ci rendono schiavi e non ci permettono di vedere e sentire che in realtà siamo liberi perchè “la coscienza spirituale non dovrebbe in alcun modo essere limitata dal tipo di esperienze e di credenze religiose nè identificata con esse”. L”unica legge è Gesù nel quale il Padre ha realizzato il modello di uomo: Egli è il solo con il quale possiamo concederci di identificarci.
Passi biblici At 15,24b; At 15, 28; Ap 21,22; Lc 17,20; Gv 1,14.17; Gv 14, 26; Gv 8,32.