Anno B / XII Domenica T.O. – 21 giugno 2015

Il Vangelo

29 -  XII Domenica T.O. - 21 giugno 2015Gesù si fa compagno dell’uomo nel viaggio della vita affinchè sappia domandarsi “chi è”. Questo non è possibile entrando solo nella testa perché lì l’uomo rischia di “innamorarsi della sua immagine riflessa, di non vedere in realtà se stesso ma solo un’immagine rovesciata di sé (come avviene quando ci specchiamo). “L’uomo non è fatto per guardare se stesso ma per vedere ciò che è altro da sé… ha il compito di rendersi visibile nella pienezza della sua umanità… non di mascherarsi. Lo spirito non sta nell’io, ma tra l’io e il tu e ci permette di non vedere l’altro solo per l’idea che ci siamo fatti di lui: “Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così”.

Per questo Gesù invia gli apostoli “due a due” (Mc 6,7) perché l’essenza dell’uomo è relazione ed ha la possibilità di riconoscere la propria e l’altrui libertà perché alla sua coscienza non può essere imposto nessun obbligo o dovere, tantomeno l’amore che “non invade, non soffoca, non lega, non toglie la libertà.

Perché allora avere “paura”? Non abbiamo “fede?” Da cosa nasce quella “paura”? Come può un sentimento così libero come la fede dare origine alla paura? Quando è che noi abbiamo paura? Cosa ci provoca questo sentimento? Quante volte utilizziamo questa parola durante le nostre giornate: “Ho paura di non arrivare in tempo”, “Ho paura che ci sia restato male”, “Ho paura di non farcela”, “Ho paura di deludere”, “Ho paura di amare” e, quasi sempre detto in maniera non esplicita, “Ho paura di essere amato” etc. Per non parlare delle paure che ci portiamo dietro da tutta la vita per momenti intensi a livello emotivo.

Abbiamo “paura” di noi stessi, di vederci come siamo, anche con i nostri limiti, ci nascondiamo da noi stessi e questo ci porta ad avere paura di essere visti per come siamo. Ecco perché Gesù dice: “non avete ancora fede?”. La fede ci fa entrare in quel percorso di vita che ci conduce a dire di sì a ciò che siamo, senza confrontarci continuamente con gli altri, ci permette di essere capaci di rendere vivo ciò che è vitale in noi e di far morire ciò che deve morire non identificandoci più con la “paura”, quasi fosse l’ultima parola su di noi.

 

Passi biblici   Mc 4,35-41; Mc 6,7; Gn 3,7; Gn 3,9; Gc 4,2-3.

 

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