Il Vangelo
Gesù spiega il motivo per cui coloro che si legano a lui non moriranno: “il pane che io darò è la mia carne per la vita” perchè lo integreranno nella propria coscienza, è un alimento che mette in moto un processo di trasformazione in noi.
Gesù “si inserisce così nello spazio-tempo della caduta-stallo-deviazione, nel punto dove l’uomo è incespicato, è caduto, si è perso… L’uomo che soffre si ammala quando è sopraffatto da una sofferenza più grande delle sue capacità di sostenerla e superarla da solo”. Gesù entra in relazione con quest’uomo concreto affinchè “non si senta più solo nella sua situazione di disagio e di sofferenza, sia a livello della sua personalità che a livello della sua anima“.
Quel “pane” mette la persona nella condizione di “potersi assumere la responsabilità di sè, trovare il coraggio di portare con sè e su di sè ciò che gli appartie e lo riguarda e che è in grado di sostenere… potrà riuscire a fare questo, solo se sarà in grado di sviluppare una sufficiente volontà di guarire…che è in funzione della volontà di vivere e questa dipende dal valore e significato che l’uomo riesce a dare alla vita in generale ed alla propria vita individuale”. Il pane allora diventa quella preghiera che realizza l’incontro che “collega la mente al cuore, la volontà alle passioni, il cervello al ventre affinchè lo Spirito penetri in tutti gli ambiti del mio essere… è lo strumento della mia integrità, della mia unità“.
Perchè questo incontro possa mettere in moto un processo di vera trasformazione è necessario che la persona si affidi a quella “sapienza di cui abbiamo bisogno per vivere le domande della nostra vita” e della quale parla la prima lettura. “Passiamo molto tempo a rispondere a problemi che vengono dal basso, con risposte che vengono dal basso” e queste ultime rappresentano il “pane” falso che porta al desiderio di morire.
Passi biblici Gv 6,42; Gv 6,51-58; Pr 9,1-6; Es, 33,23; 1 Re 19,13; Gv 6,27; Ef 5,15.17; 1 Cor 1,21; Rm 1,18ss; 1 Cor 14