Vangelo Matteo utilizza Is 5,1-7 per affermare che ha affidato a particolari uomini (i “contadini”) la cura della sua vigna, ha stretto con Israele (con ognuno di noi) un patto mediante l’alleanza sul Sinai. I contadini non stanno al patto…
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Anno A / XXV domenica T.O. – 21 settembre 2014
Vangelo L’uomo deve superare la sua prospettiva a senso unico, il monologo interiore, per confrontarsi con la logica del pensiero di Dio che è relazionale. Dio chiede di cambiare direzione, modo di pensare, di cercarlo nell’unico tempo del quale qui…
Anno A / Avvento IV – 22 dicembre 2013
Il Vangelo
Giuseppe dovette constatare che Maria, essendo incinta, avesse rotto il fidanzamento, non avendo avuto rapporti con lui e secondo la Legge doveva abbandonarla. Egli può decidere tra un atto giuridico (può portare Maria davanti a un tribunale) e una forma privata (rilasciarle una lettera privata di ripudio). Matteo dice che Giuseppe era un uomo giusto (zaddik), che viveva profondamente il rapporto con la Parola di Dio, la quale non è una legge imposta dall’esterno, come spesso lo è per noi. Egli, considerandola come una Parola che Dio pronuncia per lui stesso, impara a comprenderla e a viverla dal di dentro, è una Parola che dona senso alla sua esistenza, che gli fa prendere delle decisioni per vivere nel modo giusto la sua vita.
E’ alla luce di questa Parola che Giuseppe sa interpretare ed applicare la legge in modo giusto (considerare interiormente).
Se l’uomo non ritrova la relazione con Dio viene a mancare quel “considerare interiormente” le cose, che permette, fuori dai nostri ciechi e devoti spiritualismi che sanno di anaffettività, di anoressia spirituale, nei momenti dell’esistenza in cui ci troviamo a maledire la nostra stessa vita, a disprezzare la parola di Dio, a rifiutare le scelte che consideriamo fallimentari,a non accettare i tempi assurdi e le situazioni paradossali dell’esistenza, comprendendo che il senso di “pienezza di vita” non può nascere da noi stessi, perché nella vita ordinaria spesso viviamo la constatazione dell’apparente fallimento di esso.
Avere questo “senso spirituale” delle cose vuol dire dare ai fatti della vita una lettura soprannaturale e non solo materiale.
Passi biblici Sal 1,2; Mt 23; Lc 1,28; Ger 20,7-11; Mt 1,20; Rm 1,1-3; Ct 2,8-14.