Vangelo
Nel cap. 18 Matteo raccoglie le istruzioni riguardo ai comportamenti che i componenti di una comunità devono avere nei confronti del prossimo. L’apostolo è consapevole che occorre inseguire un ideale di relazione all’interno dei rapporti di una comunità ma ben sapendo che non bisogna fare di esso un assoluto, altrimenti cadiamo nel legalismo, credendo che l’ideale stesso possa realizzare quella vita comunitaria in cui non sono presenti conflitti e dove tutto ciò che potrebbe essere all’origine dei conflitti viene rimosso, cancellato. Riconciliarsi vuol dire incontrare l’esperienza vissuta e cercare di risolverla, comprendere i comportamenti e rispettare le scelte dell’altro che non vuol dire giustificare, né capire e tantomeno dimenticare ma vuol dire accettare qualcosa che è accaduto realmente nella nostra vita e richiede una risposta personale di senso.
Occorre essere consapevoli del problema, prendere coscienza del male subito, comprendere cosa è accaduto e cosa sta accadendo con la persona interessata, senza rinchiuderla nel suo comportamento, identificandola con le sue azioni e arrivando a non aspettarsi più nulla da lei. Occorre incontrare l’altro riconoscendo quello che è accaduto, il male che l’altro ci ha fatto e l’esperienza che porteremo con noi senza però riattivare quel risentimento che può nascere da una sofferenza subita. Dall’altra parte ci deve essere la disponibilità a riconoscere la propria responsabilità. Senza questo passaggio l’atto del perdono non permette di passare dalla morte alla vita.
Il perdono che una comunità offre “non è un atto passeggero, ma la possibilità di risituarsi nel progetto di vita del Vangelo e di cambiare moralmente” e perche questo avvenga “bisogna che sia proclamato nella comunità che il perdono è dato e totalmente, che Dio e la comunità accettano incondizionatamente; che al di là dei conflitti e delle tensioni relazionali ci sia una condivisione di tenerezza, anche se sappiamo che certi conflitti permangono, perché il perdono non deve togliere la diversità, non significa un’armonia fusionale… la domanda di perdono provoca un’apertura che fa saltare le difese che il non perdono implica… la volontà di non ridurre l’altro all’immagine che ci si fa di lui… la persistenza del desiderio di incontrarlo, malgrado l’inimicizia e gli urti che separano, atteggiamento che non sopprime i conflitti e le lotte… è sperare una riconciliazione ma non è ancora necessariamente viverla… è incontrarsi nelle differenze, a volte nelle opposizioni senza ridursi a queste stesse opposizioni… portare a oltrepassare la negazione dell’altro e l’isolamento di sé, spesso generati dal conflitto… occorre che le ingiustizie siano cessate e nella misura del possibile riparate”.
Gesù ci invita ad entrare all’interno di una storia di promessa di salvezza e di riconciliazione, sapendo che vivere riconciliati è un atteggiamento necessario per la persona per vivere a pieno e nello stesso tempo un problema arduo e vuol dire entrare nelle rapporti conflittuali del vivere personale e sociale. E’ un percorso che chiede di smascherare i rabbonimenti illusori, le paci apparenti, gli arroccamenti difensivi, irrigiditi dalle pretese e dalle ragioni presunte.
Se intraprendiamo questo cammino accordiamo all’altro la possibilità di un cambiamento secondo la propria identità ed i suoi tempi, sapendo che è un movimento che si attua per tappe successive. Per rendere possibile questo cammino di riconciliazione è necessaria un’apertura da parte nostra, un salto di qualità nella relazione, rendersi consapevoli delle varie resistenze a riconciliarsi, degli stati interiori contrari al perdono: il disprezzo dell’altro, il rancore, il sentimento di vendetta, sapendo nello stesso tempo che amare il proprio nemico non è un fatto solo di sentimento, di qualcosa che io posso o non posso provare ma di una scelta, che ha bisogno di un profondo atto di volontà, di essere in accordo con le leggi del Regno.
Passi biblici Gen 4,9; Mt 18,12-20; Mt 5,38-48; Mt 26,52; Mt 8,22; Gv 11,44-45; Col 1,24; Mt 13,47; Mt 13,28-30; Mt 9,11; Mt 18 21-35; Mt 16,13-20; Ger 31,31-34; Ez 36,25-28; 2 Cor 5,14-21; Mt 5,46-47