Anno A / XXIV domenica T.O.: Esaltazione della Santa Croce – 14 settembre 2014

Vangelo         

47- Esaltazione della Santa Croce (XXIV domenica T.O. - 14 settembre 2014Nicodemo va da Gesù “di notte”. Nel contesto della vita dell’umanità la “categoria della notte” ha rappresentato una profonda realtà simbolica, contraddistinta dalla ricerca di identità ed è centrale nell’esperienza spirituale del popolo d’Israele. In Gv 3,3 Gesù dice a Nicodemo che non può la Legge da sola permettergli di ricevere una vita differente da quella, limitata e limitante, che egli stesso è capace di darsi: “Davvero ti assicuro: se non si nasce di nuovo, non si può scorgere il regno di Dio”. Per Nicodemo, come per tutto il popolo di Israele, il Messia avrebbe dovuto legittimare l’osservanza della Legge, dei 365 precetti negativi e 248 positivi, indicarla come norma assoluta di riferimento per il cammino personale e comunitario. Sarebbe come se ad un cristiano venisse chiesto – così è stato fatto ampiamente nel corso della storia – di considerare le leggi di uno stato come assolutamente conformi ai principi morali universali, alla legge naturale e alla legge divina.

Gesù incontra in Nicodemo un uomo tormentato dalla questione della salvezza, di come la vita umana possa riuscire. E’ il problema del comportamento che l’uomo deve assumere nella sua esistenza, il problema morale che riguarda il fatto della libertà e del fine ultimo. E’ la domanda sulla libertà, per cui l’uomo nel crocevia della vita può scegliere molte strade ma si chiede “quale sia la norma che permette di giudicare le scelte fatte e di guidare le scelte da fare. Oppure ogni strada è buona?”. Rinunciare a porsi questa domanda vuol dire rinunciare a darsi un senso nella vita in forza del quale avere un criterio per le nostre scelte “che saranno buone o non buone se garantiranno o comprometteranno questo senso”. Da questo dipende la riuscita o il fallimento della nostra esistenza.

Gesù sta dicendo a Nicodemo che la condizione per realizzare questo è “rinascere dall’alto”, non permettendo al mondo con tutte le sue esigenze ed aspettative di definire per lui il “senso di vita” ma acquisendo egli stesso quella fiducia originaria che gli permette di affidarsi, oltre che alla tradizione che ha ereditato dai suoi genitori e nella cerchia familiare e sociale (la Legge), alla propria coscienza. Chi trova questa identità trova la vita, è capace di intimità, di generare la vita stessa, di fecondità, è in accordo con la propria storia ed ha una profonda coscienza della propria dignità. Chi è privo di questa fiducia originaria è in balia di quello che gli altri dicono

La possibilità di questa dimensione spirituale più alta è originata nella croce (“bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”): lo sguardo in alto è il riconoscimento della verità che anche se è dolorosa ha un effetto liberante (la capacità di convivere con il dolore non è segno di debolezza ma di forza). La redenzione è guardare con autenticità in faccia gli avvenimenti della nostra esistenza umana, che accadono, solo così possiamo vivere la vita senza tentare sempre di evitarne il lato oscuro (la rimozione della morte e della sofferenza, del loro apparente non senso), lasciandoci vivere dagli eventi che accadono nella nostra vita (l’obbedienza passiva alla Legge).

Noi comprendiamo cosa può l’azione consapevole di un uomo? Nella vita non esistono “non scelte”, decidiamo sempre da che parte stare, non c’è delega per la responsabilità personale, volenti o non. Nel Vangelo si chiamano omissioni, quelle per le quali ci battiamo devotamente il petto la domenica mattina. Nicodemo è divenuto cosciente di questo, va di notte da Gesù, si alza sul Sicomoro per essere visto da lui, non rimane anonimo nella realtà in cui vive, lo invita nella sua casa. Egli si fa delle domande riguardo ai concetti che ha di Dio, di se stesso, delle persone, di tutte quelle promesse che vengono dalla Legge e che sono più orientate verso la morte che verso la vita, perché non obbediscono alla Spirito. Nicodemo arriva a capire che “quando siamo legati da promesse sconsiderate non è difficile liberarsene basta prendere coscienza che esse non sono conformi alla volontà di Dio, che siamo stati noi a crearle di sana pianta. Allora è possibile comprendere come Cristo, che è venuto a liberarci, ci chiami a rinunciavi. Effettuando questi passi interiori il legame (con la Legge) si scioglie immediatamente”.

 

 

Passi biblici    Gv 2,25; Gv 3,1; Gv 3,2a; Gen 1,3-5; Gn 15,17-20; Gn 26,24s.; Gn 32,23-33; Es 24,17s.; 1Re 19,9-18; 1Sam 1,9-18; 2 Sam 12,16; Lc 2,8-20; Mt 2,9-12; Mt 1,20; Mt 2,13-14;19-20; Mt 4,2; Lc 6,12; Mt 14,23; Mc 3,13-19; Mc 1,35-39; Lc 21,27; Mt 26,36-44; Lc 23,24; Mt 27,39-50; Lc 23,46; Gv 3,1-21; Mt 8,16-17; Mt 26,34; Gv 13,30; Gv 18,1-24; Mt 28,5-7; Gal 3,23-27; Gal 5,1; Rm 7,4-6; Gal 2,18-20; Rm 10,4; 1 Cor 9,21; Sir 15,14-19; Mt 19,16; Mc 2,27; Gv 11,21; Mt 5,38-48; Gen 4