Anno A / XXIX domenica T.O. – 19 ottobre 2014

Vangelo         

52- XXIX domenica T.O. - 19 ottobre 2014Oggi il Vangelo ci parla del pericolo della deificazione del potere in nome di Dio che cambia il “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” in “Date a Cesare quel che è di Dio e a Dio quel che è di Cesare”.

Ci soffermiamo sul termine “Verità vedendo come Gesù si rapporta ad essa.

L’essenza del cristianesimo è testimonianza di aver trovato in Gesù Cristo ciò per cui vale veramente la pena di vivere, impegnare il tempo, il proprio amore, le proprie forze, resi liberi di amare cominciando dalla propria esistenza perché la verità è prima di tutto il carattere delle cose che si fanno conoscere per come esse sono, senza quell’apparenza che nasconde la vera realtà delle cose stesse.

Gesù afferma di essere la “verità”; ad essa si oppone la “menzogna”, una realtà ingannevole che nasconde la vera realtà delle cose. La verità allora deve essere in rapporto con la “sincerità”: Gesù è vero perché è sincero e le sue azioni trovano una piena conformità nel modo in cui pensa e ama.

Biblicamente la verità non è un fatto di conoscenze, del solo pensiero logico, di affermazioni che si possono qualificare come vere o false, bensì una forza che si manifesta e che non guarda “in faccia a nessuno”, in quanto è fedele a se stessa ed è ciò che rimane dopo un’esperienza. La verità non è solo una questione di affermazioni alle quali credere ma una realtà da seguire. L’azione di coloro che sono servitori della menzogna tende ad eliminare questa possibilità cercando di cancellare il ricordo di Gesù, di fissare nel passato la verità in modo tale che non abbia più influenza sul futuro e la realtà stessa rimanga chiusa nella fissità di un’ideologia di vita che rinchiude la verità all’interno di insegnamenti oggettivi da adottare individualmente e che richiedono esatte affermazioni sulla persona e sull’azione di Gesù, anche se non permettono di comprenderne la verità storica ed il significato del suo agire situato nel contesto culturale nel quale viveva. Una tale presa di coscienza è possibile quando come Chiesa viviamo un comportamento “vero”, non equivoco.

La risposta perciò di Gesù “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” non è riferita al rifiuto di pagare il tributo a Cesare o la sottomissione alla sua autorità. I cristiani delle prime comunità non si opponevano al potere politico ma al fatto che questo non si accontentava di ciò che era di sua competenza bensì si arrogava dei compiti che spettavano alle guide della comunità ponendo in atto due verità: una per l’ambito circoscritto della vita religiosa e l’altro per la vita sociale.

L’essenza del patto che Dio aveva stabilito con Abramo era che il popolo mantenesse un profilo etico basato sui precetti che Egli avrebbe rivelato perché quello era il popolo eletto per una ragione precisa, un’elezione che ogni generazione avrebbe dovuto ricontrattare con Lui e non con dei governi come abbiamo fatto noi nella storia.

I governanti nella storia hanno cercato spesso di assimilare la Chiesa proponendosi come “protettori” interessati, perché hanno compreso che la religione poteva essere un mezzo per guidare le masse ed hanno cercato così di demistificare il potere che Dio aveva dato all’uomo e che aveva la sua funzione di servizio alla comunità in un’altra forma di potere che consisteva nell’imporre la propria volontà, una linea, nel costringere a seguire un cammino a senso unico.

Gesù perciò chiede ai suoi discepoli un “dialogo a distanza” con uno stato che “non deve essere un clientelismo che arrivi a garantire alle parti enormi benefici… deve esserci una demarcazione chiara tra le due istituzioni”. Dobbiamo domandarci ”A che cosa serve quel potere, perché il potere ha sempre un obiettivo!”.

 

 

Passi biblici    Mt 22,1-15; 1 Gv 1, 8-10; Gv 14,6-9; Gv 8,24.28.58; 13,19; 14,6;  Gv 17,17; Gv 8,31-32; Gv 8,40; Gv 18,37; Mc 10,21b; Mc 10,17b; Gv 14,6; Gv 3,21; Gv 13,35; Gv 18,37; Gv 1,17-18; Gv 8,30-36; Mt 28,11-14; Gv 8,7; Gv 4,23s; 14,17; 15,26; Gv 16,13; Rm 13,7; 1 Pt 2,13-14.

 

 

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