Anno B / I Avvento – 30 novembre 2014

Il Vangelo

1 - I Avvento - 30 novembre 2014Nella prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia troviamo la richiesta a Dio di intervenire per portare la salvezza ad un popolo che non riesce a vivere il pieno significato della sua esistenza, lo stesso al quale si rivolge Paolo: è quello che aspetta “la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” ed al quale Gesù stesso chiede di “vigilare” perché non saprà “quando è il momento”, perciò deve essere responsabile nei confronti di se stesso, della storia e del tempo che sta vivendo, perché esso è limitato e va vissuto con consapevolezza ed attenzione, cercando di tradurre la Parola di Dio nell’oggi del tempo e della storia. La vigilanza è lucidità interiore, intelligenza, capacità critica, presenza alla storia e non distrazione.

L’uomo vigilante diviene responsabile, non indifferente, cosciente di dover prendere delle decisione, è una qualità che richiede grande forza interiore e produce equilibrio e va attivata anche su di sé, su tutta la sfera delle relazioni che si vivono affinchè su tutto regni la signoria di Cristo”.

Non possiamo non pensare che la nostra presenza nei confronti di noi stessi e della storia è condizionata dal tempo, il quale li determina e ne definisce tutti gli aspetti. Una cosa però ci condiziona più di ogni altra: pensare che possiamo possedere il tempo come qualsiasi altra cosa e ci impegniamo per imparare tecniche che ci permettano di guadagnare tempo perché lo associamo al denaro, non comprendendo che la durata del tempo stesso non la possiamo stabilire noi perché c’è, accade, che noi lo vogliamo o meno ed è lo stesso tempo per tutti; la differenza sta nel modo di organizzarlo e di viverlo.

Non può non indurire il “cuore” un rapporto con il tempo che continuiamo ad organizzare sempre meglio per moltiplicare i compiti che ci allontanano dal “compito”, dall’essenziale su cui sarebbe necessario vigilare per evitare di non sapere più chi siamo e che senso può avere ricevere tutto questo tempo: ci viene a mancare il tempo da dedicare alla nostra vita interiore, alla famiglia, alle relazioni importanti. La nostra è una vita strutturata in modo tale che ci convinciamo di poter gestire il tempo che abbiamo davanti ma in realtà non sappiamo quanto davvero ci rimane da vivere e non diamo spazio alla consapevolezza che la nostra esistenza deve finire.

Abbiamo un tempo limitato davanti a noi e rappresenta il “momento”, il tempo da vivere senza farci trovare “addormentati”, cioè privi di quella consapevolezza che solo utilizzando in modo sensato il tempo che ci resta la vita riceve tutto il suo significato, scorgendo le “esigenze superiori” che ci abitano: esigenze trascendenti, valori assoluti, sacralizzazione della vita di ogni giorno.

Il tempo dell’uomo non permette di mostrare l’importanza fondamentale di avere “attenzione”, di comprendere il significato della vita, è come se non riconoscesse più questa necessità ma in realtà dentro di sé quest’esigenza continua ad essere presente e non ascoltata perchè: “Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6). Lo Spirito presente in noi cerca la relazione le “esigenze superiori”, non acconsente a farsi guidare dai bisogni che mettono in atto gli impulsi corrispondenti per la gratificazione. Ecco il “compito” del quale parla Gesù nel brano, non riguarda esclusivamente le normali esigenze che si riferiscono a quell’essere “normale” che può anche arrivare a costituire uno splendido ideale per coloro che sentono di aver fallito nella vita, convincendosi che la loro realizzazione non implica una motivazione superiore e questo li sottrae alla sfida della crescita personale.

Senza questo tempo Dio ci troverà “addormentati”. Egli ci ha dato una Parola di Vita perché potessimo pensare che valesse la pena di viverla come meta e fine perché da essa derivasse una scelta ed un programma di vita personale che è il compito che è il compito richiesto ad ogni vivente: capire che “la vita ha uno scopo e che questo scopo ha un significato… è positivo, costruttivo, valido, in una parola, che è buono”.

 

 

Passi biblici     Is 63,17; Mc 13,33-37; Mc 15,38; Gal 4,6; Gc 2,17-21.24-26; Mt  7,21.

 

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