Anno B / III Avvento – 14 Dicembre 2014

Il Vangelo

3 - III Avvento - 14 Dicembre 2014Dio affida ad un uomo l’incarico di segnalare la possibilità di comprendere il significato della vita l’insoddisfazione che viene dalla vita “normale”, a tutte le persone che, “stanche  e sfinite”, si trovano in una situazione di morte, di mancanza di comprensione del significato di quello che stanno vivendo.

La domanda posta a Gesù: “Chi sei?” è quella di coloro che tale domanda vorrebbero o dovrebbero porla a loro stessi perché  nella vita hanno finito con l’identificarsi con i propri ruoli per cui si sono convinti e convincono gli altri di essere quello che fanno; con i propri sentimenti e desideri, con le proprie opinioni, con il proprio corpo. Queste identificazioni le vivono anche i sacerdoti e gli scribi che interpellano Gesù i quali identificano la loro Legge con la volontà di Dio; per questo il brano dice del Battista che “Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce” e “in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. I giudei pensano di poter decifrare in maniera esaustiva il pensiero di Dio ma in realtà ogni volta che viene a mancare la prospettiva unitaria con la Parola, la loro personalità, la vita comunitaria diventano preda di illusioni perché essi ritengono che l’esperienza del rapporto con Dio venga spontaneamente ma l’amore non è spontaneità, tutto dipende da cosa amiamo e come lo amiamo.

Gesù viene ad indicare agli uomini che non sono essi la “luce” ma hanno una missione rispetto ad essa. La vita cristiana richiede la formazione della coscienza, un viaggio verso l’interno per trovare il Cristo “che voi non conoscete”. La domanda “Che cosa dici di te stesso?” dovremmo porla a noi perché Gesù chiede di rivelarci, di realizzarci come esseri umani completi e compiuti, attuando quello che è già in noi stessi, prendendo contatto con le false immagini che abbiamo di noi stessi: c’è infatti quello che crediamo di essere, quello che vorremmo essere, quello che vorremmo sembrare agli altri, quello che gli altri credono che noi siamo, quello che gli altri vorrebbero che noi fossimo. Al di là di queste false immagini c’è quello che noi possiamo diventare.

L’uomo non sa più dire “chi è” perché la difficoltà che trova nel vissuto comunitario è quella di riuscire a riconoscersi come donato a se stesso e non più in funzione del sistema nel quale finisce per perdere la sua caratteristica unica irripetibile di essere umano ed il suo compito. E’ questa la consapevolezza che va risvegliata nell’avvento: l’essere donati a noi stessi in un tempo nel quale l’uomo si è incatenato alla necessità e per di più per decisione propria e in nome della libertà.

E’ Gesù a rivolgerci la domanda: “Chi sei?”: chi sei diventato? Nella liturgia del Natale celebriamo la nostra esistenza salvata: non siamo più determinati dal nostro passato; Dio con noi stabilisce un nuovo inizio, ci mette in contatto con l’immagine non falsificata che Egli si è fatto di noi e Cristo viene da me per darmi questo annuncio: “Qualcosa di bello come te esiste solo una volta… nel mio buio, come in una stalla, brilla la luce di Dio e trasforma il caos del mio cuore… Con il “Battesimo” termina il tempo di Natale… dal cielo Dio pronuncia la parola originaria della mia dignità intoccabile… non ricevo più il mio valore a partire dagli altri, mi viene donata la libertà nei confronti delle attese e dei giudizi degli uomini”.

 

 

Passi biblici    Gv 1,6-8.19-28; Gv 1,4; Mt 9,36; Mc 13,33; Is 55,8-9; Gv 14,6; Mt 7,24-29; Mt 4,1-11; Mt 12,46-50; Atti 13,50; Mc 14,58; Mc 2,27; Gv 1,14.

 

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