Il Vangelo
Coloro che sono inviati vivono in una condizione di povertà: “ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche”. E’ un “ordine”: quello cioè di vivere come una comunità peregrinante, sempre disponibile a togliere le tende ed a mettersi nuovamente in cammino, come il popolo di Israele nell’esperienza del deserto: questo stile di vita garantisce la credibilità della predicazione.
E’ un annuncio il loro che non può essere imposto ma “proposto” alla libertà e richiederà il rispetto nei confronti del rifiuto (“Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero”) perché con esso viene rispettata la libertà della coscienza che è il centro del progetto di Dio. Il gesto dello scuotersi
Due gesti poi contraddistinguono l’attività degli inviati: “scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano”. Il gesto di scacciare i “demoni” si qualifica come l’azione che fonda tutto l’agire di Gesù cioè quello di “creare uno spazio di libertà dalle forze che si oppongono al disegno del Padre”. Satana cerca infatti di interrompere quella continuità fra l’azione discendente del Padre e il movimento di risposta dal basso verso l’alto che parte da tutta l’umanità ed esprime l’accoglienza delle leggi della vita.
L’agire di Gesù deve continuare nell’azione della Chiesa, lì prende vita un nuovo modo di essere che incontra l’esistenza concreta di uomini e donne donando loro la possibilità di dare significato a ciò che accade nella loro vita perché la salvezza ci raggiunge attraverso l’incontro, un’esperienza profondamente umana. Questo perché Gesù in quanto uomo vive la sua vita divina secondo le leggi della natura umana. Gli atti umani di Gesù hanno in sé una forza divina di salvezza, sono “sacramentali”, dono di salvezza attraverso forme esteriori e questo secondo l’evento dell’Incarnazione.
Non è ciò che avviene tra gli uomini? Essi si incontrano per mezzo del corpo che può assumere una dimensione sacramentale in quanto il corpo stesso nasconde e nel medesimo tempo rivela l’interiorità umana. Il senso dell’incontro è la possibilità per una persona di rivelare i propri sentimenti, desideri, bisogni, pensieri a colui che incontra ma quante volte il nostro corpo cessa di essere questo “segno sacramentale” nell’incontro. Parlo degli incontri ordinari della vita; l’incarnazione è compiuta in noi quando attraverso le nostre azioni, le parole, i gesti, comunichiamo una sovrabbondanza di essere, quando non ci identifichiamo con l’adulto che non sa o non vuole amare che si lamenta di essere stato ferito da bambino ma divenuto adulto fa lo stesso con gli altri.
I gesti degli inviati sono atti di amore nella vita reale e la loro condizione di povertà rappresenta quella condizione di “umiltà” che fa accedere alla “porta dei sentimenti”. Questi gesti di scacciare i demoni e di ungere con olio gli infermi rappresentano il segno sacramentale di un amore al quale si accede partendo dalla dimensione umana, “è la parola dell’amore che va da una persona all’altra solo attraverso l’umiltà”.
Passi biblici Mc 6,7-13; Mc 6,4,5-a; Dt 19,15; At 3,1; 4,13; At 13,2; At 15,22b; Is 29,18s.; Is 35,5s.; Mt 13,14b-15a; Es 12,11; Lc 9,3, Mt 10,9; Lc 10,4; Mc 1,11; Lc 4,36; Mc 3,15; 6,7; Lc 10,19