Il Vangelo
I discepoli dicendo a Gesù: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo… Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” mostrano di voler raggiungere una meta ambita senza faticare nè accettando di assumere la responsabilità personale delle decisioni che portano a questa meta. Gesù risponde loro: “Voi non sapete quello che chiedete”, sta implicitamente chiedendo se sanno di che cosa stanno parlando: la loro volontà personale non è in sintonia con la volontà del Padre e la loro autorealizzazione esclude in quel momento una motivazione superiore; essi mettono in atto gli impulsi e le esigenze che riguardano la gratificazione delle normali esigenze personali, dei livelli inferiore e medio della vita tanto che anche in 9,33-34 disputano su chi fosse il più grande.
La richiesta degli apostoli li sottrae al “rischio” della crescita personale, anzi, è in opposizione ad essa. Essi hanno ridotto la missione del Figlio al livello personale, a quello in cui loro credono o non credono forse perchè nel corso della loro vita si sono adeguati a vivere al livello ordinario, non concedendosi altre possibilità rispetto a quelli visibili in superficie. Essi pianificano l’ascesa al potere capovolgendo il messaggio del Regno. In realtà Gesù li ha scelti “perchè siano segno unitario di un potere che è “antipotere”, fondato sul dono totale di sè”. “Gesù ha esplicitamente proibito di comportarsi nelle cose di Dio nello stesso modo vanitoso, presuntuoso, avido di potere e rispettabile che si riscontra nelle altre questioni della vita pubblica” (cfr. Lc 22,24-30). La vita che viene da Dio è quella che rifiuta ogni pretesa di potere “affinchè diventi efficace il più naturalmente possibile il potere che spetta a Dio nel cuore di una persona.
Sta a noi decidere cosa fare del nostro “potere”, a qualunque livello ci troviamo a partire dal potere che l’amore ha sul cuore delle persone. Gli apostoli mostrano avidità e orgoglio che racchiudono intorno all’ego tutto lo spazio dell’essere per cui non c’è più nè l’Altro, nè l’altro ma soltanto l’io assoluto; essi infatti nel dialogo con Gesù escludono gli altri apostoli i quali si indignano con loro. Gesù prende occasione da questo episodio per mostrare che nel momento in cui si identificano con i loro bisogni rischiano di comportarsi come “i governanti delle nazioni” ma fra di essi non deve essere “così”. Alla domanda di Giacomo e Giovanni non corrisponde una coerente scelta di vita: “è piuttosto un rapporto possessivo con Dio che tende ad assimilare il dono di Dio a se stesso. Occorre che avvenga il passaggio dal bisogno al desiderio, che abbia espressione l’autentica preghiera di domanda “in cui il credente innalza il suo bisogno e lo trasfigura in desiderio, producendo un cambiamento di atteggiamento che permetta di ridare il primo posto al desiderio di Dio, mantenendo la qualità della vita e delle relazioni a servizio della logica del dono e della comunione.
Passi biblici Mc 10,35-45; Mc 8,31; Mc 9,31; Lc 22, 42; Lc 22,44; Mc 9,33-34; Lc 22,24-30
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