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Anno B / XXIX Domenica T.O. – 18 ottobre 2015

Il Vangelo I discepoli dicendo a Gesù: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo… Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” mostrano di voler raggiungere una meta ambita…

Anno B / II Domenica di Pasqua- 12 aprile 2015

Il Vangelo La risurrezione è un evento, è la vita che entra nelle esperienze di morte, carenti di senso. Possiamo essere “morti” pur vivendo e possiamo “vivere” pur facendo scelte che a livello sociale sembrano rappresentare la nostra morte. Ognuno…

Anno B / IV Domenica di Quaresima- 15 marzo 2015

Il Vangelo “… chi fa la verità viene verso la luce”: nel prologo di Giovanni si afferma che “la grazia è la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” per cui la “verità” rappresenta un evento che si fa persona…

Anno A / Avvento IV – 22 dicembre 2013

Il Vangelo

5 - Avvento IV - 22 dicembre 2013Giuseppe dovette constatare che Maria, essendo incinta, avesse rotto il fidanzamento, non avendo avuto rapporti con lui  e secondo la Legge doveva abbandonarla. Egli può decidere tra un atto giuridico (può portare Maria davanti a un tribunale) e una forma privata (rilasciarle una lettera privata di ripudio). Matteo dice che Giuseppe era un uomo giusto (zaddik), che viveva profondamente il rapporto con la Parola di Dio, la quale non è una legge imposta dall’esterno,  come spesso lo è per noi. Egli, considerandola come una Parola che Dio pronuncia per lui stesso, impara a comprenderla e a viverla dal di dentro, è una Parola che dona senso alla sua esistenza, che gli fa prendere delle decisioni per vivere nel modo giusto la sua vita.

E’ alla luce di questa Parola che Giuseppe sa interpretare ed applicare la legge in modo giusto  (considerare interiormente).

Se l’uomo non ritrova la relazione con Dio viene a mancare quel “considerare interiormente” le cose, che permette, fuori dai nostri ciechi e devoti spiritualismi che sanno di anaffettività, di anoressia spirituale, nei momenti dell’esistenza in cui ci troviamo a maledire la nostra stessa vita, a disprezzare la parola di Dio, a rifiutare le scelte che consideriamo fallimentari,a non accettare i tempi assurdi e le situazioni paradossali dell’esistenza, comprendendo che il senso di “pienezza di vita” non può nascere da noi stessi, perché nella vita ordinaria spesso viviamo la constatazione dell’apparente fallimento di esso.

Avere questo “senso spirituale” delle cose vuol dire dare ai fatti della vita una lettura soprannaturale e non solo materiale.

 

Passi biblici    Sal 1,2; Mt 23; Lc 1,28; Ger 20,7-11; Mt 1,20; Rm 1,1-3; Ct 2,8-14.

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