Il Vangelo
“… chi fa la verità viene verso la luce”: nel prologo di Giovanni si afferma che “la grazia è la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” per cui la “verità” rappresenta un evento che si fa persona ed è riconoscibile nell’ambito della storia dell’uomo: si comprende se una persona dice la verità, se fa una promessa che intende mantenere. Nell’incarnazione la verità abbandona il “rifugio” delle idee astratte per calarsi nella realtà concreta. E’ come quando parliamo di pace, giustizia, diritti in termini accademici mentre il contenuto di quelle asserzioni non trovano applicazione nella vita concreta, non si mette mano ai cambiamenti culturali e strutturali che sono una premessa necessaria per restituire pace, giustizia e diritti alle persone concrete.
Alla “verità” che si rivela in Gesù si contrappone il potere della menzogna rappresentata da Satana. Sia la “verità” che la “menzogna” per manifestarsi hanno necessità di una scelta da parte dell’uomo che può accogliere o rifiutare quello spirito di verità presente nella persona di Gesù. Una persona non è “vera” o “falsa” in astratto ma ciò manifesta un suo comportamento.
Gesù “innalzato”, elevato in alto, localizza la vita, la rende visibile. Egli non espone una dottrina che, volendo, può essere anche sentita ma non applicata bensì il suo modo di amare, pensare, agire, dando se stesso come forza di vita. “In un tempo relativamente antico phos venne usato per indicare l’ambito nel quale si muove il bene morale, mentre il male è compiuto al buio. Perciò è compito per esempio di colui che cura il diritto, portare “alla luce” ciò che è nascosto”.
La conseguenza diretta del brano di oggi è la consapevolezza che abbiamo della facoltà di scegliere fra la “luce” e le “tenebre” nella vita di tutti i giorni, è la vigilanza richiesta: “pronti, con… le lucerne accese”. Il presupposto perciò perché si possa attuare la “verità” è la comunione con colui che è “luce” del mondo: Gesù Cristo. Gesù afferma “Io sono la verità”. La verità non si identifica con una proposizione da dichiarare vera o falsa ma è la forza che aiuta uno a cavarsela nell’affrontare la vita e la morte. La verità non è una cosa ma Dio stesso è la verità”.
Gesù chiede di “fare la verità” che significa “costruire sull’affidabilità di Dio e agire a propria volta in modo affidabile, trasmettere la vita e non distruggerla, è la verità che scaturisce da noi stessi.
Per poter vivere con Cristo occorre camminare nella luce attraverso le personali scelte di vita, senza delegare ad altri la responsabilità, come fanno i bambini: “è stato lui, io non volevo”. L’uomo sta delegando ad altri la sua libertà, la responsabilità di essere “luce”, dell’assunzione personale delle scelte perché ha compreso che la libertà ha un prezzo elevato, implica la conoscenza di se stessi e non ci mette al sicuro dalla responsabilità di vivere scegliendo fra il “bene” ed il “male”.
Partiamo dalle piccole cose: durante questa quaresima uniamo alla simbologia del digiuno e dell’astinenza dalla carne – che non vuol dire sostituirla sulla padella con il pesce – un maggiore rispetto delle persone e dei luoghi dove viviamo. Ogni volta che feriamo in “pensieri, parole, opere ed omissioni” la vita di una persona attraverso le interazioni e le conversazioni nel quotidiano, scegliamo noi di alienarla da se stessa e dalla propria umanità, decidiamo in un certo modo di dare una direzione alla sua vita perché “comunque ci venga inferta, questa ferita costituisce una frattura nell’intricata rete di relazioni in cui viviamo, ci muoviamo, esistiamo, essa ci può separare dalle radici profonde della nostra esistenza perché la percezione di noi stessi, fin da bambini, ruota intorno alla natura e agli effetti dell’offesa”; ogni volta invece che abbiamo un comportamento favorevole esso “rappresenta un atto di coraggio e di speranza, un invito a dire un profondo sì alla vita, a vivere un’esistenza piena di significato”. Non è la vita a non essere buona, sono i “Tu”, gli intermediari che sono stati cattivi interpreti dell’amore.
Cristo ci chiede di ascoltare ed interiorizzare la Parola, di spostarci dalla zona più buia a quella più illuminata affinchè camminiamo come in pieno giorno e compiamo le “opere della luce”.
Passi biblici Gv 14,6; Gv 8,40; Gv 18,37; Gv 8,44; 3 Gv 12; Gv 3,1-2; Gv 3,14-15; Mt 5,13-16; Gv 8,47; Gv 5,19; Ap 11,4; Ap 1,12s.20; 2,1; 2 Pt 3,14; Ap 2,5; Lc 12,35; Gv 3,19; 2 Cor 4,4; 1 Gv 2,10; Gv 14,6; Gv 3,21.