Anno A / II Quaresima – 16 marzo 2014

Il Vangelo        

18 - II Quaresima - 16 marzo 2014Nell’episodio della Trasfigurazione Gesù conduce i tre discepoli su un “alto monte”. Come non vedere il riferimento ad un altro episodio (Mt 4,8-10), dove Satana propone al “figlio di Dio”, in cima ad un alto monte, il dominio del mondo. Su questo monte impera la terribile solitudine dell’illusione del potere: da esso ci si può illudere di dominare e di controllare, ma non vi si incontra nessuno, neanche se stessi.

Gesù dicendo “Satana” a Pietro, gli conferma che non è all’interno di una posizione di annichilimento personale o di rassegnazione che facciamo esperienza di Dio ma a Gerusalemme, in città, nella consapevolezza della nostra carne, la quale ha già ricevuto lo Spirito di vita. Pietro invece sogna di vivere nello Spirito sottraendosi alla condizione umana, ma non è questo che Cristo ha vissuto. Dio incarnandosi nell’umano ha fatto un atto cosciente, determinato, che siamo chiamati anche noi a rinnovare nelle nostre professioni di fede, deponendo le illusioni su noi stessi, sugli altri, su determinate situazioni.

Il riconoscimento di Cristo nella nostra vita l’abbiamo quando possiamo ritrovare la presenza di Dio anche nell’esperienza di un racconto di “carenza di senso”, morte, come avviene per i discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35) e questo che stiamo facendo è un cammino verso il Golgota, dove avremo la professione di fede del centurione, il quale riconoscerà Cristo come il “figlio di Dio” (Mt 27,54).

           

Passi biblici    Es 24,1.9.15; Dt 18,15; Es 34,29-35; Gen 22, 2.12.16; Mt 4,8-10; Mt 11,27; Lc 4,1-11; Gv 8,32; Gen 3,9-10; Gen 3,1-13; Lc 4,1-13; Lc 24,13-35; Mt 27,54.

 

 

L’accompagnamento spirituale                       

La pazienza assume uno spazio concreto nella preghiera unita alla coscienza del giudizio del Signore e alla fiducia nella sua misericordia. E’ una preghiera paziente e perseverante, che si nutre della parola di Dio, ci strappa a noi stessi, ai nostri pensieri tortuosi e ripiegati che ci conducono al pensiero sull’inutilità del nostro vivere.

Davanti all’impressione di perdere tempo nella nostra vita, reagiamo ridando al tempo un senso nuovo e diverso. Nel Nuovo Testamento la preghiera è sempre unita alla vigilanza. Pregare e vigilare sono un unico atteggiamento: solo così non ci si fa ingannare da promesse illusorie e false che rendono instabile la vita, non ci si lascia distrarre dalle preoccupazioni che appesantiscono il nostro cuore.

Una lotta come l’accidia non può essere combattuta da soli, poiché genera illusioni, contraddizioni, ambiguità. Il suo discernimento non è sempre facile, essa richiede di esporre il cuore al Padre spirituale, senza reticenze e senza falsi pudori, le proprie lotte segrete e le proprie sconfitte ma anche le vittorie e le esperienze spirituali, per un pieno discernimento.

Passi biblici    Lc 18,1-8; Mc 14,38; Lc 21,36; Ef 6,18.

 

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