Anno A / Ss. Pietro e Paolo Ap. – 29 giugno 2014

Vangelo        

35 - Ss. Pietro e Paolo Ap. - 29 giugno 2014Gesù si accerta delle convinzioni della folla e dei dodici riguardo alla Sua persona, alle loro attese messianiche: “Chi crede la gente che sia il figlio dell’uomo?Ma voi chi credete che io sia”: gli apostoli e la folla pensano ad un messianismo patriottico e trionfalistico. Molti dei discepoli si allontaneranno in quanto speravano che Gesù rinnovasse le fondamenta dello stato di Israele, accreditando in tal modo la Chiesa nascente presso il mondo ma la nostra “carne” ed il nostro sangue” da sole ci possono inserire solo in una realtà alienante perché grande quanto noi stessi. Gesù chiama l’uomo ad inserirsi in una realtà ancora più grande, ben sapendo che la coscienza e la libertà personali non sono un fine a se stessi; Egli chiede ai discepoli ed alla Chiesa di oggi di mettersi nella condizione di accogliere una rivelazione da parte di Dio che permetta di scoprire continuamente la propria origine e la propria missione, in quanto l’annuncio di Gesù non riguarda direttamente la Chiesa ma il regno di Dio.

Con le tre metafore della “Pietra”, delle “chiavi” e del binomio “legare-sciogliere”, viene annunciata la missione di Simone: il termine “Kepha” (pietra) indica un terreno solido, che si stacca da terra. Gesù chiede a Pietro di edificare la Sua Chiesa su di Lui non su se stesso, perché Egli, essendo il Figlio di Dio, ha l’autorità per dire alla Chiesa ciò che deve essere. Pietro rappresenta la pietra di sostegno di questa Chiesa, la possibilità di far nascere nel cuore dell’uomo le domande sulla sua identità e sul suo destino, di conciliare Dio-mondo-uomo, senza ridurre l’uno all’altro, a patto che segua Cristo e non lo preceda.

A Pietro Gesù consegna le “chiavi” che fanno entrare nell’esercizio responsabile di ogni teologia e spiritualità e che devono permettere di superare quell’obbedienza esteriore all’autorità affermando l’obbedienza interiore, perciò libera, al bene ed alla giustizia. L’autorità nella Chiesa non è una dittatura divina che assorbe la voce della coscienza dell’uomo, ne annulla il principio di responsabilità ovvero la capacità di giudizio responsabile che a sua volta è fondato sulla libertà.

L’autorità ecclesiastica deve essere testimone dell’esistenza di un patrimonio morale e spirituale comune ma senza sostituirsi alla singola persona, perché all’interno della coscienza di essa sono presenti i “principi della moralità”. L’uomo è capace di valutare il bene morale, di riconoscere valori e responsabilità comuni al di là delle categorie di ciò che è utile solo per se stesso ed a questa capacità di giudizio responsabile non può assolutamente essere presentata una legge morale quale insieme di regole che sono imposte a priori alla persona perché, se è vero che l’uomo deve inserirsi in una dimensione più grande di sé (la famiglia, la Chiesa, lo Stato ecc.), questa non deve alienarlo perché l’uomo prima di essere una categoria culturale, sociologica, politica o filosofica è una categoria teologica da porre al centro del cammino della Chiesa.

 

 

Passi biblici     Dn 7,13-14; Gv 6,51; Gv 6,60; Mt 7,24; Lc 22,31; Mt 16,23; Ap 3,7; Lc 9,18; Mc 8,18; Mc 8,33; Lc 5,5; Gv 6,67; Mt 23,13; Mt 23,13; Gc 2,12; 1 Cor 13,31; Mt 25,31-46; Gn 17,5; 32,28ss;  Mc 3,17; Mc 1,29; Lc 5,3; Mc 5,37; Lc 8,51; Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28; Mc 14,33; Mt 16,37; Mt 17,24-27; Gv 13,6; Lc 22,30-31; Mt 15,15; Mt 18,21; Mt 19,27; Gv 6,67-69; Mt  6,15-16; Mc 16,7; Gv 20,2.4-6; Lc 24,34; 1 Cor 15,5; 1 Cor 20,3-10; Atti 1,15-16; At 2,14-40; At 3,12-26; At 4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; At 15; Gal 2,1-10; 1 Cor 15,5; Gal 1,18; 2,7; 1 Cor 15,3-7; Mt 7,22-23; Gv 13,31-35; Lc 6,22; Mt 5,11s.; Mt 1,21-28; Mt 18,15-18; Mc 2,17; Gv 6,66-69; Gv 18,10-11; Mc 14,66-72; Mt 14,28-30; Mc 14,66-72; Mc 14,66-72; Gv 21,15; 1 Pt 1,8-9

 

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