Vangelo
L’“Io sono” di Gesù è più della semplice auto identificazione ma è legato al riconoscimento della presenza di Dio stesso. Questo deve avvenire anche nella Chiesa, prolungamento dell’azione di Cristo in mezzo all’umanità, che non presenta se stessa ma Colui dal quale riceve il senso del suo essere presente nella storia. Nel Vangelo di Giovanni troviamo altri passi in cui quest’affermazione da parte di Gesù è legata ad alcune raffigurazioni simboliche: Io sono il pane della vita, la luce del mondo, la porta, il buon pastore, la risurrezione e la vita, la via, la verità e la vita. Gesù si presenta con rappresentazioni che esprimono vita, perché dà la Vita che è Dio, perché Egli stesso, l’Unigenito Figlio di Dio, è una cosa sola con Lui.
“… il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” dice proprio che il dono di Gesù è la sua carne, che lo Spirito di Vita non si dà al di fuori della realtà umana: contro ogni forma di spiritualismo disincarnato si afferma che è l’umanità che comunica la vita di Dio, attraverso di essa il dono di Dio si rende storico, questa comunione con l’uomo viene instaurata sul piano “umano”, non rimane confinata dentro la sfera chiusa e trascendente di una certa spiritualità per addetti ai lavori o per angeli. Dio si vuole esprimere nella storia, entra nel campo dell’esperienza umana: è nell’uomo e nel tempo che si trova Dio, che lo si vede, lo si accetta o rifiuta. Dio non è nell’aldilà, ogni sua manifestazione si esprime nella “carne” di ogni uomo e donna i quali, per comprendere il mistero di Dio, devono “fare i conti” con essa, con la propria storia personale.
Gesù dona se stesso perché questa carne con la sua storia, i suoi limiti, trovi il significato della Sua presenza nel mondo, della Sua chiamata alla vita: non vi è mai accaduto di dire in momenti difficili: “Perché sono venuto al mondo?”! E’ perché la nostra umanità è carente di senso della vita che Gesù dona la Sua carne. in essa c’è un primato della relazione Dio-uomo, una nuova visione del rapporto Dio-mondo. Il Dio della vita nutre di questo “pane”, un cibo sconosciuto a chi non è leale con questo carattere “relazionale” dell’essere umano, una relazione che non è riducibile alla volontà di dominio di un uomo su un altro, alla volontà di imporre se stessi agli altri, che non ci fa porre l’angoscioso interrogativo nella vita: “Dinanzi a chi devo inchinarmi?” (questo è l’atteggiamento che “fa morire”, in quanto isola in un atteggiamento spirituale individualista e nello stesso tempo massificato) ma che altresì ci fa entrare in un dinamismo di condivisione, di libera e perciò matura scelta, facendoci entrare nella dinamica della realtà donata: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo”.
Passi biblici Gv 7,37s.; Gv 7,40.52; Gv 8,14.19.23-24; Gv 8,25.28; Mc 6,45-52; Gv 6,16-21; Mc 6,50; Gb 9,8; Sal 76,20; Is 43,16; Mt 14,33; Gb cc. 3-31; Mt 7,16; Mt 7,21-29; Mc 2,1-12; 2 Re 5,1-15; Gv 1,29; Esodo 12,11-13; Esodo 29,38-42; Romani 8,3; Ebrei 10; Mc 14,58; Gv. 4,19-24; Mt. 27,51-56