Vangelo
Papa Francesco ha parlato ai vescovi dicendo loro di non cercare “l’appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo per sentirsi al sicuro” né di lasciarsi “ingannare dall’orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti”. Egli ha continuato chiedendo: “Noi, cari fratelli vescovi, abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro?”.
Nel brano di oggi troviamo Gesù che respinge le attrattive del potere (Mt 4,1-11). Egli non ha dalla sua parte i sapienti, i potenti, bensì gli stolti ed i deboli ma non si cura di questa cosa perché sa di avere con sè Dio e di non essersi sbagliato in questo, perché con il Padre ha un rapporto vitale, lo “conosce”, conosce la sua volontà, i compiti che gli ha affidati, sa che l’ha autorizzato a parlare e ad agire in quel modo.
Gesù si assume le responsabilità che gli derivano dalla missione affidatagli dal Padre, parla ai propri discepoli, uomini e donne che hanno dei limiti e che hanno paura di affrontarli. In questi casi l’atteggiamento più comune è quello di rifiutare questi limiti: ci piacerebbe essere come Dio, ci piacerebbe essere Dio. Adamo si nasconde da Dio per paura di essere visto come è realmente e gli viene chiesto da Dio stesso: “Dove sei?”. E’ la domanda sulla propria consistenza interiore che viene sempre messa in discussione ogni volta che ci scontriamo con i limiti personali.
La logica conseguenza del rifiuto dei limiti è il comportamento di onnipotenza che si nasconde sotto forme che noi difficilmente sappiamo riconoscere ma che riconoscono molto bene i “potenti”, i quali sanno che solo un atteggiamento di umiltà permette di non identificare il posto di Dio con il nostro. In tal modo mettono in atto tutte quelle seduzioni che possano far crescere nelle guide delle comunità l’alterigia e l’indisponibilità al confronto vero con la verità dell’altro, la quale può “rischiare” di condurre in “luoghi” che le stesse guide non conoscono, evidenziando così i loro limiti. Questo li condurrà verso due vie: fare a meno di Dio o prendere se stessi per Dio, uscendo dalla logica dell’azione misteriosa di Dio per assumere e far assumere la propria logica di azione che ha la sua origine da un’identità senza più centro e da una progettualità nella quale si pretende di arrivare a Dio senza passare dagli uomini.
Gesù afferma che il legame fra gli uomini deve avere un terzo a garanzia, il quale relativizza la posizione di entrambi e questo terzo è il Padre.
Passi biblici Mt 4,1-11; 1 Cor 1,26-30; Lc 2,52; Gen 3,1-24; Gen 3,9-10; Gen 3,1-24; Mt 11,29; Gv 12,24; Lc 4,1-13; Mt 11,20-24; Gv 17,21.23; Gv 1,16; Gv 15,26; Gv 1,32; 4,24; 1 Pt 3,15; Gv 13,35; Fil 2,5; Gv 5,10; 1 Cor 1,26; 1 Cor 1,27; 1 Cor 1,28; 1 Cor 1,28; 1 Cor 1,9; Gal 2,20; Ger 9,22-23