Vangelo
Il Regno di Dio nella predicazione di Gesù è un concetto centrale e possiamo comprenderlo solo a partire dall’interezza del suo messaggio. Se selezioniamo ed isoliamo ideologicamente alcune parti del Vangelo per confermare quanto noi stessi vogliamo credere e far credere, per affermare il concetto che noi abbiamo di Dio, di Gesù Cristo, della Chiesa, dell’uomo, non faremo altro che rinchiudere il Cristianesimo dentro un personalismo che non ha sbocchi se non un moralismo che blocca l’azione dello Spirito Santo mediante il cui operare si rende presente Gesù. Quello che esige una decisione da parte degli uomini è l’adesione alla predicazione di Gesù, alla sua azione che annuncia la presenza di Dio nel suo operare e nel suo modo di essere.
Nelle parabole della crescita che parlano del seminatore, del granello di senape, del lievito, del seme che spunta da solo, Gesù vuole dirci che il Regno all’inizio si presenta come una realtà quasi insignificante ma in seguito manifesterà ciò che rappresenta. E’ che l’umanità non riesce ad accettare che Dio possa aver scelto con l’Incarnazione un modello di uomo, di comunità umana divergente dal proprio, di manifestarsi in una realtà fragile come è l’uomo stesso, perché dentro il limite dell’esistenza è quasi impossibile vedere la realtà di Dio. Per questo motivo ha sempre cercato di rendere la Chiesa quello che non avrebbe mai dovuto essere: potente con i potenti, intelligente con gli intelligenti, onorata con coloro che sono onorati (cfr. 1 Cor 1,26-29).
Gesù non è accolto perchè non è compreso, egli esige un nuovo modo di pensare e di vivere. Non si tratta di alzare il capo verso il cielo in attesa, a livello civile e religioso, di un “salvatore” che con azioni straordinarie venga dal di fuori, imponga la propria autorità e riformi drasticamente la realtà ma di cambiare personalmente, di capovolgere un sistema di pensiero che ha la propria “madre” nella coscienza dell’uomo; è l’asservimento della coscienza di ogni singolo uomo che dà vita ad un contesto nel quale l’uomo stesso si sente morire, un sistema sociale che sacrifica i diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi all’organizzazione collettiva della produzione ed è contrario alla dignità, dove le persone sono puri strumenti in funzione del profitto, che asserve la persona… dove la regolazione dell’economia mediante la pianificazione centralizzata perverte i legami sociali alla base, sapendo che la sola legge del mercato non può attuare la giustizia sociale, perché esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato. Nell’attesa di questo salvatore la relazione fraterna si trasforma in relazione padrone/schiavo e l’esercizio dell’autorità perde il suo carattere di servizio alla vita dando origine di fatto alla disuguaglianza fra gli uomini.
In realtà il regno di Dio non è una realtà esteriore che entra nella vita dell’uomo in modo tale che lo si possa osservare e controllare, bensì viene all’improvviso perché è collocato nell’interiorità dell’uomo, si realizza nel momento stesso in cui è presente l’adesione a Gesù.
Passi biblici Mt 4,3-9; Mc 4,30-32; Mt 13,33; Lc 13,20; Mc 4,26-29; 1 Cor 1,27-28; Gal 5,15; 1 Cor 1,26-29; Mt 17,20; Gv 12,24-25; Mc 1,15; Mt 3,2; Mt 12,28; Lc 17,21; Gv 1,1-3; Lc 17,29s.; Gv 1,30s; Rm 8, 27a.