Vangelo
Il “pane“ è un elemento centrale nel brano di questa domenica e nell’intero Vangelo. Il nostro pane è la volontà di Dio: questo è il nutrimento che ci fa passare dalla “sopravvivenza” alla “vita”. Quella del pane è una domanda che ci orienta a comprendere ciò che nell’esistenza è essenziale, sottraendoci alla tentazione di credere di darci la vita da soli attraverso l’assimilazione compulsiva di surrogati di senso che sono imposti dall’esterno, perché questa è la tentazione nella quale cade l’uomo: mettere ordine da solo nel mondo e senza Dio, trasformare le pietre in pani, darsi un cibo al di fuori della condivisione e tutto questo sotto la pretesa del vero realismo.
Nella vita accade che cadiamo alla tentazione del rifiuto dei nostri limiti e per paura di vederci per come siamo ci nascondiamo attraverso le cose da fare, tappabuchi che non fanno altro che procrastinare l’incontro con quello che ci abita veramente, perché non vogliamo vederci né essere visti dentro. E’ quello che prova Adamo quando si nasconde a Dio il quale gli chiede: “Dove sei?” che non è una domanda che riguarda un luogo fisico bensì gli sta chiedendo “Dove sei in te stesso?”.
Quello che Gesù dona qui è il pane di un sistema di pensiero nuovo, di un diverso modo di concepire la vita, chiede all’uomo di umanizzarsi, di uscire dal proprio isolamento, iniziando ad abitare la vita interiore e ricevere il cibo necessario per vivere. Fino a quel momento i discepoli vivevano della Legge che da sola non può salvare gli uomini. Il cibo dell’uomo è l’amore e la Legge da sola non permette all’uomo di sentirsi amato; nessuno poi può amare se non è stato amato. Perciò quei due pani che rappresentano la Legge non sono un cibo sufficiente a soddisfare la fame di amore dell’uomo; se così fosse egli ormai sazio potrebbe mettere in atto quel movimento di reciprocità che permette di darci agli altri.
Ecco il significato del gesto di Gesù: “Prese”, “spezzato” e “dato”, sono i gesti comuni che avvengono durante i nostri pasti, gesti essenziali che creano comunità e senza i quali spesso ci sentiamo soli. Noi abbiamo ridotto il cibo ad un qualcosa il cui scopo è solo quello di riempire lo stomaco ma in realtà il suo fine è anche quello di riunire gli uomini: non si tratta solo di condividere del cibo ma condividere noi stessi, è dentro quel gesto che possiamo vivere l’esperienza di appartenenza e di riconoscimento che può trasformare la nostra vita e “guarirci”.
Passi biblici Gv 4,34; Mt 6,7-15; Lc 4,3; Lc 4,1-13; Gen 3,9-10; Mt 5,44-45; Mt 14,10-12; Mt 4,12; Mt 2,12.13.14.22; Mt 4,12; Mt 9,24; Mt 12,15; Mt 14,13; Mt 15,24; Mt 27,5; Dt 32,10; Sof 2,13; Lv 16,22; Is 53,8; Ez 37,11; Dt 8,15; Gen 2,8-14; Is 35,1-2; Es 3,1-14; Es cc. 19-24; Osea 2,16; Dt 8,2; Ger 2,2; Os 2,16; Gen 12,1; Es 14,11-12; Es 15,24; Es 16,2-3.20.27; Es 17,2-3.7; Nm 12,1-2; Nm 14,2-4; Nm 16,3-4; Nm 20,2-5; Nm 21,4-5; Is 40,3; 2 Re 4,42-44; Es 16; Nm 11; Gv 6; Mt 26,26; Lc 22,19; Lc 10,1-2; Mt 26,23