Vangelo
Il brano tratto dal libro del profeta Isaia contiene una forte contestazione e destituzione del potere e dei suoi simboli quando vengono usati per interessi personali. Egli si scaglia contro il culto separato dalla pratica della giustizia: Gerusalemme, la capitale della Giudea, è diventata il centro di una corruzione generalizzata. Il messaggio è quello di una più profonda visione di Dio, il quale vuole una religione vera, non ritualistica, basata sulla difesa dei più deboli.
Sebna viene destituito perchè ha tratto vantaggio personale dalla sua funzione di rappresentante del re, è stato strumentalizzato da parenti e amici che lo sostengono per avvantaggiarsi della sua funzione. Ad Eliakim, il quale prenderà il suo posto, vengono affidate “le chiavi della casa di Davide”; egli dovrà mantenere stabile il suo incarico nella giustizia, essere un “padre” cioè svolgere la sua funzione in modo da difendere i diritti di tutti, senza privilegi personali.
Il Vangelo riprende il tema delle “chiavi” che Gesù affida a Pietro affinchè egli, come guida della comunità cristiana nella sua assenza (il tempo della Chiesa), possa aprire all’umanità la porta alla giustizia ed alla verità. Nel dare queste “chiavi” Gesù accoglie la confessione di fede di Pietro (è la confessione post-pasquale) perché egli è consapevole che la fede stessa non può essere ridotta a strumenti dei desideri personali (il messianismo giudaico di natura politico-nazionale) e che la comunità cristiana deve tornare continuamente a “farsi scegliere” da Gesù Cristo che ne rappresenta la “pietra” di fondazione e di sostegno ed alla cui “autorità” rimane subordinata.
A Pietro vengono perciò date “le chiavi del Regno” che supera i confini storici ed istituzionali della Chiesa la quale non può presentare se stessa al mondo come uno stato fra gli altri ma come una realizzazione di salvezza. Gesù rimprovererà agli scribi ed ai farisei di aver usato il potere di queste chiavi a loro vantaggio mentre i cristiani devono misurarsi con una fede libera dai vincoli che chiudono le porte del Regno. Le funzioni di governo nella Chiesa sono forme con le quali si attua l’azione di Cristo e dello Spirito, non posti di privilegio o di comando.
Il compito di coloro che guidano le comunità ecclesiali non è quello di dominare sulla fede e sulle coscienze, di ritardare con interpretazioni personali il confronto di ogni uomo e donna con Cristo. La comunione con il Signore è uguale in tutti e così è per la responsabilità ecclesiale poiché tutti i credenti compongono il corpo di Cristo. In questo senso Dio è più nella base che nell’autorità di chi ha una funzione di governo poiché la stessa responsabilità è a servizio del sacerdozio battesimale comune. Non è l’ufficio ecclesiale perciò che garantisce una comunicazione maggiore con lo Spirito rispetto ad un qualunque battezzato, ma è la carità.
Dobbiamo deciderci se quelle “chiavi” vogliamo restituirle allo Spirito Santo perché le consegni a chi vuole lui per continuare a guidare una Chiesa che è chiamata ad essere sacramento dell’amore di Dio ed anticipa nel presente il Regno promesso, Regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace quando fonda il significato e il valore della persona, della socialità e dell’agire umano nel mondo, arrivando e sostenendo ogni autentico progetto e impegno di liberazione e promozione umana o se preferiamo continuare a gestirle da noi senza affrancarci da quei poteri forti i quali sanno che “l’autorità viene dall’alto ma come viene usata è un altro discorso”, che vorrebbero avere il controllo non solo della società ma anche della Chiesa stessa attraverso l’ambizione e l’arrivismo di alcuni fra coloro che ne hanno la diretta responsabilità della guida, le “chiavi” (cfr. Gesù tentato nel deserto: Lc 4,1-13), perché una Chiesa “povera” e dedicata al servizio ed all’affrancamento degli uomini non servirebbe “a loro”.
Passi biblici Is 22,19-23; Mt 16,13-20; Gb 29,16; Mt 22,18; Esd 9,7-8; Ap 1,18; 3,7; Ap 3,8; 2 Cor 12,10; Sir 14,18; Gal 2,20; Mt 16,21-23; Mc 8,30; Lc 9,21; Mc 10,42-44; Gv 15,16; 1 Sam 13,7-14; 15; Mt 7,21-28; Is 55,8; Mt 17,1-13; Mc 9,2-13; Lc 9,28,36; Gv 17,11; Mt 20,24-28; Lc 22,31; 1 Cor 10,11; 1 Pt 2,6; Mc 1,22; Mc 8,18; Mt 21,31-32; Mt 23; Mt 23,13; 1 Cor 13; Mt 23,1-12; 2 Tm 2,9; Mt 3,17; Lc 4,1-13)
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