Anno A / XXII domenica T.O. – 31 agosto 2014

Vangelo         

45- XXII domenica T.O. - 31 agosto 2014Nell’anno 586 a. C. Gerusalemme cade nelle mani dei babilonesi: il regno di Giuda sparisce definitivamente e con esso anche la monarchia e la dinastia davidica. Da quel momento il popolo di Israele non potrà più essere associato ad uno stato politico perché è stato deportato, non ha più una terra ed un tempio e il profeta Geremia annuncia che quella pur essendo un’esperienza di crisi è il tempo opportuno per la ricostruzione della vita di una comunità fondata sulla giustizia e sull’amore e presenta la visione di una Torah basata sulla conversione del cuore.

Dio affiderà a Geremia il compito difficile di trasmettere la sua parola in quel momento storico ed il profeta affermerà di sentire la chiamata come una violenza di Dio su di lui ma l’annuncio della Parola è diventata per lui un’esigenza insopprimibile e si mette a servizio di essa, non di una struttura che, come nel caso degli scribi, la depotenzia privandola della sua forza salvifica. Il suo è un atto di fedeltà alla Parola, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte degli esclusi. La strana preghiera che troviamo nella prima lettura è un’accusa diretta che Geremia fa a Dio, il quale l’ha chiamato ma sembra averlo abbandonato e fatto zimbello della gente. Il senso di impotenza che prende il profeta gli fa sembrare quella realtà un’esperienza di violenza e di prepotenza da parte di Dio su di lui e sul popolo di Israele.

Il tema del tempio e del culto lo ritroviamo anche nella seconda lettura. Paolo parla di “culto spirituale”, autentico, degno di Dio e dell’uomo che chiede la trasformazione del nostro modo di pensare affinchè facciamo nostri atteggiamenti di vita che non ci rendano servi dei sistemi di pensiero e di vita non degni di Dio né dell’uomo. Il Verbo fatto carne non potrà essere ridotto ad una serie di interpretazioni, leggi, formule, tradizioni e concetti che hanno l’intenzione di  giustificare l’esistenza storica di Gesù ma che non aprono al significato che la sua presenza ha per la vita.

Il Maestro dicendo a Pietro: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”, afferma che Dio non può essere rinchiuso all’interno di una vita spirituale e mentale inaridita dalla paura, perché un uomo che per paura di morire ha smesso di alzare lo sguardo oltre se stesso ed ha preso come assoluto riferimento la sua vita terrena, sistemandosi in essa alla meno peggio, non saprà mai veramente per cosa morire e di volta in volta dovrà ascoltare qualcuno, come è accaduto sempre nella storia, che gli chiederà la vita in nome di qualcosa che non rappresenta la Verità ma che in quel momento sembra possa giustificare la propria esistenza: in realtà non la morte per qualcosa è il nostro destino ma la vita per Qualcuno.

Gesù sa però che il Regno non può essere messo nelle mani di chi può essere controllato dalla paura, il cui controllo sulla vita è a volte totale, facendolo diventare timoroso e con un senso di impotenza. Dalla paura nasce la dipendenza da quello che gli altri pensano e dicono di noi e questo ci fa cercare costantemente la nostra identità attraverso la ricerca del consenso. Dalla paura non può nascere l’amore!

 

 

Passi biblici    Ger 22,13-19; Ger 7,3; Ger 25,3-6; Ger 36,7; Ger 2,13; Ger 20,1-6; Ger 7,1-15; Ger 26; Ger 5,5; Ger 21,11-12; Ger 22,13-19; Ger 14,13-16; Ger  23,9-32; Ger 6,13; 23,11; Dt 22,23-29; Ger 15,16; Ger 20,14-18; Rm 12,1-2; Mt 6,33; Mc 14,15; Ger 8,8-9; Mc 12,27; Is 55,8-9; Mt 23,13; Ez 34,4; Mt 10,16-22; Mt 7,21; cfr. Gv 15,18-21; Mt 16,15; Mt 8,21; Gv 21,15-19; Gv 15,4; Mt 8,23-27; Mt 28,10.

 

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