Vangelo
L’insegnamento morale di Gesù lo troviamo riassunto nel precetto dell’amore. Occorre capire però in cosa consiste l’atto di amore che Dio chiede ai suoi discepoli.
La novità che Gesù porta non consiste nel riferimento all’amore di Dio e del prossimo che erano due precetti già indicati nella Legge bensì nel fatto che li equipara. Egli afferma che sia Dio che l’uomo vanno amati “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente”. “Se uno dicesse: Io amo Dio, e odiasse il fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”. Egli chiede di amare il proprio nemico ma noi sappiamo bene che l’odio è un dato della storia e ciò che Gesù chiede nella vita di tutti i giorni è un’esperienza poco praticabile, sembra apparire in contraddizione con la natura umana. Viviamo a volta una vita intera con dei risentimenti profondi nell’animo che ci condizionano l’esistenza, impoverendola perché rimaniamo prigionieri del male che altri ci hanno fatto non riuscendo a prenderne le distanze e dando noi per primi a queste persone nuovamente il potere su di noi.
Eppure è un comandamento che Gesù formula in maniera categorica: “Amerai il Signore tuo Dio… Amerai il tuo prossimo come te stesso”. E’ un atteggiamento che rientra nelle nostre possibilità se comprendiamo che in realtà Gesù non chiede di fare del nemico il proprio amico bensì che il nostro comportamento non si conformi a quello dei nemici che sono “coloro che vi odiano, vi maledicono, vi calunniano” eliminando l’altro e rendendo male per male ma sia in accordo con le leggi del Regno, in modo tale che questi ultimi si pongano una serie di domande su loro stessi.
L’amore che chiede Gesù non necessariamente risana la relazione perché questo dipende dal fatto che anche l’altro voglia questa stessa riconciliazione, anzi, l’incontro con lui potrà riattivare le nostre ferite con la stessa sofferenza di quando l’abbiamo vissuta, i ricordi del male subito e gli stati d’animo risentiti perché il perdono non rappresenta automaticamente la fine della sofferenza ma la cosa importante è non tornare più sulla scelta fatta nella libertà dei figli di Dio: questo farà sì che il ricordo di quell’esperienza vissuta non porti più la morte in noi.
L’amore è il primo comandamento perchè in esso l’uomo trova la vera realizzazione di se stesso e l’autentica esperienza di Dio, liberandosi dai condizionamenti. Se vogliamo incontrare incontrare l’immagine di Dio, il suo amore, dobbiamo incontrare l’immagine che noi abbiamo di Lui, il nostro amore, anche se in quel momento può sembrare che l’immagine che ci siamo fatti e che gli altri soprattutto si sono fatti di noi può risultare danneggiata. E’ bene che lo sia, che abbandoniamo il nostro piccolo “io”, quella consapevolezza di noi stessi che è stata costruita sulla sabbia e troviamo un significato per la luce ed il buio dentro di noi amando noi stessi non per il valore che deriva dalle cose che abbiamo costruito nella vita ma dai valori ai quali abbiamo aderito lungo tutto il corso dell’esistenza: amicizia, fraternità, condivisione, rispetto, pace, giustizia, verità che sono i fondamenti per l’edificazione del Regno già qui sulla terra perciò anche del bene comune.
Se avremo il coraggio di scendere in noi potremo veramente amare “il prossimo come noi stessi”.
Passi biblici Dt 6,4-5; Lv 19,18; Es 21,23-25; Lv 19,17-18; Sir 28,7; Mt 18,21-35; 1 Gv 4,20; Mt 5,44; Rm 5,7; Mt 5,44-46; Lc 17,20; Gn 12,1-2a.4-5; Is 55,8; Dt 1,29-33; Dt 8,2-6; Mic 6,8; Bar 4,1; Dt 8,2-3; cfr Mt 4,3; Mt 6,19-23; Mt 5,37; 16,13b; Lc 6,34s.; 1 Cor 12,12; 1 Gv 4,8; 1 Gv 4,10.19; Gn 4,9.