Anno A / Tutti i Santi 1 novembre 2014

Vangelo         

54 -         Tutti i Santi    1 novembre 2014Le Beatitudini assegnano al cristiano la responsabilità dei propri atti alla luce del Vangelo e gli permettono di assumersi dei compiti anche dove non arriva alcun comando perché su ogni forma di obbedienza cristiana deve regnare il vangelo: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5,29). Solo obbedendo al Vangelo si vive la piena libertà che è la “pietra angolare” di ogni obbedienza a Dio ed alla sua Parola.

Al centro del discorso della montagna vi è quella nuova realtà iniziata con Gesù il quale pone delle pretese radicali: “Beati…  voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi… quelli che sono nel pianto… i  miti… quelli che hanno fame e sete della giustizia… gli operatori di pace… i perseguitati per la giustizia”. Sembra che Egli chieda la rinuncia all’uso di ogni forma di forza e di legittima difesa.

Da qui si desume che il discorso della montagna si presenta come una delle proposte “scandalose” che Dio propone all’umanità. Dobbiamo deciderci cosa prendere sul serio e cosa no, non possiamo continuare ad interpretare in senso figurato alcune proposte evangeliche ed in una maniera che esaspera e fa perdere il significato originario altre, usandole strumentalmente, per adeguare il Vangelo stesso a categorie di pensiero proprie dei contesti sociali nei quali la Chiesa era inserita.

Nel discorso della montagna viene preparato quel modello di pensiero che Dio applicherà nei confronti del Figlio. La vita intera di Gesù tende a quella morte, ne è la più ovvia conseguenza. Questa è la sofferenza necessaria alla quale non possiamo sottrarci, non quella di una spiritualità centrata sulla sofferenza “espiatrice” che sembra essere assolutamente necessaria. Questo sposta la domanda del cristiano dalle cose ultime al tempo presente, dal “come moriremo” al “come dobbiamo e vogliamo vivere”. Stiamo lasciando alle nuove generazioni, come memoria del nostro passaggio sulla terra, molti prodotti di consumo che, nel bisogno impulsivo di soddisfarne il possesso, privano nello stesso tempo dell’esperienza della libertà di poter scegliere con cosa, per che cosa e per chi vivere.

Il discorso della montagna pone all’uomo l’interrogativo:“quale motivo ho per vivere” perchè il motivo per morire la storia lo ha indicato e continua a farlo. E’ la domanda sul significato della vita. Le beatitudini richiamano la richiesta continua dell’uomo di cercare quello che è necessario all’esistenza, quello di cui ha veramente bisogno e per riconoscere quello di cui gli altri hanno bisogno per vivere attraverso di lui.

Gli uomini e le donne del discorso della montagna non persistono nella paura mortale, si alzano in piedi davanti a Gesù sapendo che è l’autorità della sua Parola che interpreta la storia liberando dalla paura della sofferenza e della morte che non vuol dire non provare questi sentimenti e sentirsi feriti da essi ma essere liberi di poter vedere oltre essi perché non sono le realtà che possono dire l’ultima “parola” sulla realtà; essi hanno quella libertà di dire “sì” o “no” alla vita sapendo che l’orizzonte attuale non è quello definitivo e che il futuro non è una divinità da cui dipendere: non c’è destino, fortuna, esiste soltanto un Dio che salva e che vuole che facciamo tutto il possibile per il nostro futuro, sapendo che la novità che porta Gesù è già presente nella contraddizione del momento che stiamo vivendo (“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” – Ap 21,5).

 

 

Passi biblici    Mt 5,1-12; 2 Cor 6,8-10; 1 Cor 4,9-13; 6,10-20; Gv 13,1; Atti 5,29; Lc 23,34; Mc 9,42-48; Mt 25,30; Mc 14,58; At 6,14; Mc 8,33; Mt 7,24; Mt 5,38-48; Ap 21,5; 2 Cor 5,17; Rm 4,18.

 

 

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