Anno A / XXXIII Domenica T.O. – 16 novembre 2014

Vangelo         

57 - XXXIII Domenica T.O. - 16 novembre 2014La parola-chiave del brano del Vangelo di oggi è “servo”.

La parabola contrappone un padrone e dei servi. Il padrone partendo per un viaggio di affari affida l’amministrazione dei propri beni ai suoi dipendenti chiedendo loro di far fruttare le somme ricevute. Quello che interessa a questo padrone non è unicamente il guadagno quanto mettere alla prova i suoi dipendenti riguardo alla loro capacità di collaborare all’amministrazione di quel patrimonio che ha affidato loro. I primi due servi fanno gli interessi del padrone (“Bene, servo buono e fedele”) investendolo la somma ricevuta e traendone profitto mentre il terzo danneggia i suoi interessi (“Servo malvagio e pigro”), nascondendo sotto terra il talento ricevuto, un bene che di per sé potrebbe dare frutto. Quando il padrone gli chiede il motivo per cui non l’ha fatto fruttare il dipendente gli dice:  “Ho avuto paura”.

Per Assagioli, fondatore della Psicosintesi “la paura è l’emozione più diffusa. Tutti, sia pure in misura diversa, ne sono vittime…  dalla paura deriva la maggiore parte dei mali e delle sofferenze che affliggono l’umanità. La paura non ha misura né limiti; di tutto si può avere paura!… la paura è basata sull’ignoranza o sull’errore, ed è vinta radicalmente dalla luce della verità, dalla realizzazione spirituale…. con lo sviluppo della conoscenza e della saggezza. La vera conoscenza spirituale è… immedesimazione con la verità e con la vita, che sono essenzialmente un’unica realtà. Ogni comprensione di nuove verità dà un allargamento di coscienza, dà un senso di liberazione…”.

Le paure sono sempre presenti, sono l’ostacolo più grande per la realizzazione, nella libertà, della vita spirituale la quale è una sintesi di amore e libertà che non possono essere imposte o diventare un obbligo morale in quanto l’amore nasce dalla libertà stessa: io non amo perché devo amare ma perché mi rendo conto che in me c’è un amore per me stesso, per gli altri e per Dio e ad un certo momento della mia vita decido cosa voglio farne. Il terzo servo non è libero e dove non c’è libertà non vi può nemmeno essere la presenza di una responsabilità vera per cui la persona non comprende cosa è bene fare e se è in grado di farlo. La sua libertà è ridotta e non gli consente di amare quello che fa e di farlo per amore, di comprendere in profondità quello che il padrone gli ha chiesto senza capire che tale richiesta non deve essere eseguita da lui come un ordine che proviene dall’esterno ma quel compito ha a che fare con la sua vita, dice qualcosa alla sua esistenza.

L’espressione più alta della libertà umana è fare le cose per amore. La paura è quel sentimento che blocca nel servo l’azione della responsabilità, che lo fa sentire come estraneo al compito affidatogli. Solo l’amore ci permette di fare le cose senza essere costretti, ci rende capaci di vivere nella verità il tempo e lo spazio che ci sono donati. La paura nel nostro brano fa fuggire il servo dalla relazione con il tempo che sta vivendo, lo porta ad una mancanza di prospettiva, di senso di quello che gli viene chiesto perché ha un’immagine opprimente del padrone. E’ quell’immagine che gli dà una visione negativa del tempo che ha davanti. Il suo è un atteggiamento spinto dalla rassegnazione come se quella situazione esistenziale non avesse alcuna possibilità di cambiamento; egli si ripiega su di essa e la cosa migliore per lui è conservare ciò che già ha senza possibilità di un salto di qualità al momento in cui viene richiesto  non un servizio su ordine ma una vera collaborazione.

Al centro di questo brano c’è quindi la falsa immagine di Dio presente nel servo e come essa incida nella relazione con quest’ultimo e sugli impegni della sua vita. Il servo rappresenta l’uomo che non ha una visione biblica, realistica ed oggettiva di Dio; egli si è fatto un’immagine deformata e stereotipata di Lui, molto diffusa, arrivata a noi veicolata dalla cultura della quale siamo eredi che ha influenzato non poco la nostra spiritualità.  

 

 

Passi biblici    Mt 24,14-30; 2Cor 9,13; At 5,4; Rm 8,15; Mt 18,23ss.

 

 

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