Il Vangelo
Nella societ
à competitiva contemporanea ascoltare è spesso un modo di sottoporre a verifica l’altro, è una posizione difensiva in cui non lasciamo che accada qualcosa di nuovo e ci chiediamo che cosa serve ai nostri fini e che cosa no.
L’atteggiamento di ascolto di Maria invece permette alla Parola di diventare carne in lei, alle promesse di poter trovare un “luogo” per la loro realizzazione. In lei Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo, bussa alla sua porta, ha bisogno della sua libertà di rendersi dipendente dall’uomo, il suo potere è legato al “sì” non forzato di una persona umana
Dobbiamo decidere se, come Maria, accogliere o rifiutare che Dio collochi la sua tenda nelle nostre città, che diventi nostro inquilino, oppure se dobbiamo denunciarlo come abusivo, come spesso facciamo nelle nostre liturgie stereotipate ed avulse dalla storia, perché questo è il prezzo da pagare per vivere una vita ecclesiale istituzionale senza particolari sussulti ed ostacoli!
Passi biblici Lc 2,10; Gv 20,20; Gv 16,22; Sofonia 3,14-17; Es. 33,3; 34,9; Lc 1,31; Gv 15,10-11a; Lc 1,35; Lc 2,19-51; Mt 22,34-40; Romani 10,17; 2 Cor 6,2; Gv 1,1-18.
L’accompagnamento spirituale
Nella vita accade di vivere momenti di estremo disagio e vuoto. Un senso di angoscia ed ansia la investe, in modo tale che essa appare senza certezze e prospettive, come se avessimo perso lo scopo della nostra esistenza e affannosamente cercassimo di recuperarlo. Caratteristico fenomeno di questa condizione è lo stato depressivo che riguarda soprattutto le fasce giovanili, la preoccupazione per il proprio corpo, per la salute fisica: un’idolatria del proprio corpo (anoressia) oppure una volontà distruttiva di esso (bulimia).
Ne viene fuori la figura di un uomo “addormentato”, che vive al di qua delle sue possibilità, vive nella paura, banalmente, superficialmente; è pigro, negligente, si lascia vivere; è colui che vive come se avesse a disposizione un’interminabile lasso di tempo; che si sottrae alla fatica di pensare e di interrogarsi; che non ha passione, non è toccato da nulla: per lui tutto è scontato; è colui che non aderisce alla realtà ed agli altri, ma resta nella sonnolenza, anzi ha fatto del non vedere, del non sentire, del non lasciarsi toccare ed interpellare la condizione del suo vivere.
Quest’irrequietezza e instabilità interiore assumono il volto del’attivismo: una scalata affannosa alla carriera, la ricerca di sempre nuove emozioni, un’angosciante forma di divertimento, la paura di lasciare spazi vuoti da impegni, l’instabilità nei rapporti, ecc. sono tutti palliativi di fronte a una situazione esistenziale che si minaccia vuota, priva di senso.
Passi biblici Luca 21,25-27; Deut 28,64-67; Lc 21,34; Lc 8,14; Salmo 119,28.
Il cammino nella Parola
Chi legge la Bibbia incontra pagine in cui il “prodigioso” sembra essere di casa. Gli esempi vanno dall’Antico al Nuovo Testamento: i segni profetici di Giuseppe l’ebreo, le piaghe d’Egitto e i miracoli di Mosè, i prodigi di Elia e di Eliseo, i miracoli di Gesù e dei discepoli e altri ancora.
Di fronte al prodigioso che posizione deve assumere un lettore della Bibbia? Come la Bibbia intende i prodigi di Dio? Come li vede? Pone al primo posto la questione della storicità del loro accadimento (come facciamo noi) o il loro significato?
Prima di essere un evento che supera le forze della natura, il miracolo è per l’uomo biblico un segno, una rivelazione. E’ nel contesto dell’Alleanza fra Dio e il suo popolo che il miracolo trova il suo clima adatto e la sua giustificazione: i miracoli sono garanzia e anticipo del futuro intervento liberatore.
Passi biblici Es 5,6ss; Es 29,1-3; Es 11,7; Es 34,10; Dt 7,8-10.