Vangelo
Il tema chiave di questa domenica è “giusti”.
Il termine “giustizia” è stato molto abusato lungo il corso della storia e continua ad esserlo specificandosi diversamente a seconda del contesto ideologico e culturale in cui veniva collocata la giustizia stessa. Anche l’annuncio della “giustizia” nella Chiesa non ha avuto, se non nelle singole persone (i “giusti”) la forza dirompente del Magnificat.
Sul piano giuridico giustizia significa riconoscere e difendere i diritti di “ogni” persona al di là di pregiudiziali ideologiche, politiche e sociali mentre sul piano etico-religioso la giustizia è la prima esigenza della carità quale riconoscimento della dignità e dei diritti del prossimo. Qui dobbiamo però domandarci se le nozioni bibliche corrispondono alle definizioni di giustizia qui accennate e comunemente accettate.
Nell’Antico Testamento il termine ebraico rileva non tanto obbedienza ad una norma etica o giuridica ma un rapporto con la comunità per cui la singola persona vive all’interno di essa una rete di relazioni pubbliche che ne esaltano la dignità personale e che rendono possibile anche un vivere comune solidale e nel rispetto della libertà dell’altro. Il fatto di essere “giusti” non è perciò legato ad una norma generalizzata, assoluta ma in riferimento alle esigenze di concretissime situazioni reali personali nel rapporto con la vita di una comunità.
E’ fondamentale questo criterio per l’edificazione della famiglia di Dio. Questo lo hanno compreso i profeti i quali hanno dato la vita per l’instaurazione di un ordinamento sociale “giusto, dentro un contesto culturale di espropriazione del diritto e della dignità della singola persona, lo stesso contesto attuale.
Il termine “giustizia” è la parola chiave nella predicazione di Gesù. Essere “giusti” vuol dire fare la volontà del Padre dando vita ad un ordinamento sociale che non si adegui a quei sistemi di pensiero indifferenziati e non aderenti alle singole persone che danno vita ad ordinamenti politici, economici, sociali devianti ed ingiusti.
Gesù con il termine giustizia una vita “comunitaria” nuova nella quale al centro ci sia la persona e questo è fondamentale dentro i contesti sociali attuali dove la persona stessa è in funzione dell’economia, della finanza, del lavoro, della politica.
Essere “giusti” significa diventare “giustizia” di Dio in Cristo, nella santità della verità il che vuol dire che Dio stesso attua per una liberazione integrale dell’uomo in vista della comunione con i fratelli. La giustizia di Dio si attua attraverso le strutture delle nostre comunità cristiane e questo non è un accessorio nella vita del credente ma la condizione “senza la quale” non c’è salvezza. La giustizia delle comunità dovrebbe proclamare dei diritti constatando dei bisogni, denunciare delle realtà ingiuste, creare condizioni di incontro per progetti di pace, operare per una conoscenza della verità non soltanto dottrinale ma esperienziale, dire a coloro che guidano la società che se non si riconosce un fine ad ogni singola vita non ci si deve meravigliare se poi se ne fa carne da tritare nell’ingranaggio economico e sociale.
La giustizia “consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto… si traduce nell’atteggiamento determinato dalla volontà di riconoscere l’altro come persona ed è il criterio di ogni ordine morale… concerne gli aspetti sociali, politici ed economici e, soprattutto, la dimensione strutturale dei problemi e delle correlative soluzioni… quello che è giusto non è originariamente determinato dalla legge che ha una visione contrattuale e di per sé limitata della giustizia, ma dall’identità profonda dell’essere umano… La vera priorità pastorale delle nostre comunità dovrebbe essere perciò quella di promuovere un umanesimo integrale e solidale, entrando con la loro azione all’interno delle lacerazioni personali e sociali che offendono il valore e la dignità della persona umana”.
Il Vangelo di oggi quindi ci chiede di: vivere la vita in modo consapevole cioè vivere nello spirito di Gesù; distinguere se il nostro agire è utile o meno alla vita del prossimo; comprendere che l’aiuto non può degradare l’altro ad essere uno che riceve aiuto. Devo aiutare l’altro mettendomi in gioco con l’altro; permettere di spezzare il fenomeno del girare attorno a se stessi.
Passi biblici Gen 19; Gen 38; Sal 72,1; Sal 24; Dt 30,6; Dt 24,10-13; Is 1,21-27; Ger 3,11; Ger 9,22-23; Ez 16,51-52; Ger 23,5; Is 42,21; 1 Cor 1,18-31; Pr 8,15.20; Qohelet 5,7; Mt 5,20; Mt 6,33; Mt 7,21.24.26; Mt 22,37-40; Lc 1,6; 2,25; 23,50; Rm 10,4; Rm 3,28, 4,23; Gal 3,6; Fil 3,9; 2 Cor 5,21; Ef 3,24; Rm 3,25; 1 Cor 12,27; Lc 10,25-37
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