Anno B / Santa Famiglia di Gesù – 29 Dicembre 2014

Il Vangelo

5 -  Santa Famiglia di Gesù - 29 Dicembre 2014Luca conclude questa prima parte del suo Vangelo che riguarda la nascita di Gesù con il racconto di due momenti prescritti dalla Legge che, in occasione della nascita di un figlio, avvenivano nell’ottavo e nel quarantesimo giorno: la circoncisione e la presentazione al Tempio. La presentazione di Gesù al Tempio è accompagnata dalla presenza di due figure quali il profeta Simeone e la profetessa Anna i quali, rappresentanti del popolo di Dio il quale attendeva Colui che doveva venire, la “consolazione d’Israele”, il “Cristo del Signore”. Il brano dice che Simeone “Lo Spirito santo era sopra di lui” perciò egli non si fa guidare dalle sue personali attese bensì dalla volontà di Dio.

Sul termine “consolazione” dobbiamo soffermarci un poco perché è centrale nel nostro brano. Spesso associamo il termine “consolare” ad una condizione di “rassegnazione” ma il termine che utilizza Simeone è proprio il contrario perché permette di andare incontro fiducioso alla vita.. Quando consoliamo una persona rischiamo di mettere in atto tutti quei comportamenti che la fanno indulgere verso se stessa restando passiva di fronte ai propri limiti come di fronte a qualcosa di inevitabile. La rassegnazione è statica ed è ancorata al passato mentre la consolazione, l’accettazione di una realtà che mi supera, è dinamica, mi proietta verso il futuro.

Con il termine “consolazione” risuona il riferimento allo Spirito Santo che troviamo nel Vangelo di Giovanni “… egli vi darà un altro Soccorritore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce”. Lo Spirito che muove Simeone è “lo Spirito di verità in quanto manifesta la forza dell’amore di Dio ed afferma la verità sull’uomo, gli fa conoscere il progetto di Dio su di lui e lo mette in condizione di realizzarlo. Essendo lo Spirito della verità è anche lo Spirito della libertà… dà la sensibilità per distinguere ciò che è vita e ciò che è morte”. Simeone ha vissuto ponendosi nella condizione di riconoscere ciò che lo avrebbe portato alla morte da ciò che lo avrebbe condotto alla vita, non si è fatto condizionare da un’ideologia di pensiero che propone come valore ciò che riduce o sopprime la vita; in questo senso egli è un uomo spirituale.

Egli vive la preghiera e lo stile di vita del momento e sa che il giorno che sta vivendo è quello giusto per vivere per come è chiamato ad essere; sa che solo partendo dal centro della sua vita può porsi al centro della Vita stessa, riconoscerla come forza in sé, facendolo passare dal bisogno di momenti di felicità che non soddisfano mai per cui vogliamo vivere anche domani per poterne soddisfare altri che colmino il vuoto del giorno precedente, al desiderio della gioia che viene solo dalla conoscenza dell’amore di Dio.

Simeone è libero di scegliere di vivere il momento come un tempo di risentimento oppure scegliere una risposta completamente diversa, riconoscendo la presenza di Dio in ogni momento della sua vita perché solo l’amore può essere più vero della paura.

 

 

Passi biblici     Nu 19,11-22; Lv 11,24-44; Lev 15; Lv 12; Lv 13-14; Lv 15,19-23; Mt 9,20ss; Mc 5,25-34; Lc 8,43-48; Lv 15,24; 18,19; Ez 18,6; 22,10Lv 12,1-8Gal 4,4Es 13,2.12-151 Sam 1,19-28; Lc 2,26; Gv 14,16b-17a; Gv 8,44.

 

 

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