Anno B / Battesimo del Signore- 11 Gennaio 2015

Il Vangelo

9 -  Battesimo del Signore- 11 Gennaio 2015“Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”: il Battista all’inizio del Vangelo di Marco avvisa dell’arrivo di quella realtà che egli crede sia essenziale, di quello di cui una persona ha bisogno per vivere; egli richiama alla “conversione”, chiede di farsi battezzare a significare un modo di amare, pensare ed agire radicalmente nuovo.

La conversione è un movimento di tutta la persona contro quella cara abitudine che se da una parte ci ha permesso di sopravvivere nella vita di tutti i giorni, ci ha tolto il nostro vero  essere portando quotidianamente innumerevoli maschere finendo con il divenire quello che crediamo di essere, quello che vorremmo essere, quello che vorremmo sembrare agli altri, quello che gli altri credono che noi siamo, quello che gli altri vorrebbero che noi fossimo mentre l’unico appuntamento al quale spesso manchiamo è quello con ciò che noi abbiamo la capacità di divenire.

Il Battista sta dicendo che il nostro modo di pensare può ricevere un battesimo di novità da “Colui che toglierà il peccato del mondo”. L’evangelista Giovanni non parla dei “peccati degli uomini” ma del “peccato del mondo” che “non deve essere espiato ma eliminato”. Per questo motivo Giovanni vede “squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba” perché “se è vero che l’amore è ciò di cui viviamo, è anche vero è ciò da cui siamo accecati, di cui soffriamo, con cui ci torturiamo a vicenda… l’amore con la sua presenza, la sua assenza o le sue deformazioni, è la singola causa di tutte le gioie e di tutti i dolori dell’umanità… in realtà è relazione, scambio, comunicazione… ci permette di vedere la gente in maniera diversa da come la vediamo ora” e di fare questo in primo luogo con noi stessi.

Ecco il “peccato del mondo”, l’esserci dimenticati che l’essere umano è fondamentalmente relazione con noi stessi, con gli altri e con il mondo. “La colpa è il tentativo di isolarsi dal mondo, la separatività, il porsi al di là di tutto e di tutti, il voler essere al di fuori e al di sopra della vita o in altre parole il culto dell’autosufficienza, la deificazione di sé, l’arroganza… La colpa, il peccato, il male, non riguardano perciò il tipo di azione compiuta quanto… la mancata volontà di porsi in relazione, la non voluta ricerca di condivisione, il non volersi confidare, insomma la chiusura nei confini del proprio ego”. Da ciò si origina il peccato.

“Il fine ultimo di una cura dell’anima è la confessione profonda del nostro essere “figli”: il porre in relazione e condividere ciò che di più segreto ciascuno tiene nascosto dentro di sé che non è il male fatto, bensì il bene non ancora fatto che … ciò che veramente e in profondità noi siamo, che siamo sempre stati e sempre saremo…  è un invito alla confessione non tanto delle nostre colpe, quanto dell’innocenza… L’uomo è innocente originariamente… ciò che sente come colpa (il “peccato”) è… la sua anima inespressa e non in relazione… la sua nudità di cui si vergogna e che vuole coprire, la sua bontà di cui continua a diffidare, i suoi sentimenti che mortifica, la sua umanità fragile che ancora egli si ostina a voler calpestare e rinnegare”.

 

 

Passi biblici     Mc 1,3; Gv 1,29b; 1 Gv 1,7; 2,2;  Fil 2,5; Mc 12,30; Mc 12,30; Gen 3,10.

 

 

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