Anno B / III Domenica T.O.- 25 Gennaio 2015

Il Vangelo

11 -  III Domenica T.O.- 25 Gennaio 2015Convertirsi significa “cambiare mentalità” trasformando la vita in modo tale da dare significato a quello che sta vivendo. “Pentimento, penitenza e conversione sono concetti intimamente connessi. Quando un uomo dà alla sua vita e al suo modo di pensare un nuovo orientamento, lo fa sempre coinvolgendovi anche un giudizio su come la pensava prima e sul suo precedente comportamento”.

La “conversione” è una possibilità e nello stesso tempo un compito che l’uomo può decidere di assumersi responsabilmente, è un passaggio nella vita e non in sé un obiettivo. Lo stesso discorso vale per la “salvezza”: se essa diventa “l’obiettivo” in sé, posso mettermi nella condizione di vivere un atteggiamento esistenziale che può portarmi ad una crisi profonda della mia personalità perché il senso di inadeguatezza nei confronti di Dio mi porta ad un’insensata competizione sul piano morale e religioso, una vittoria dello sforzo e dell’autodisciplina priva di sensibilità sull’ispirazione e ad usare la religione per puntellare il mio stile di vita, per “salvarmi”.

Una religione vissuta così non porta a quella “sovrabbondanza di vita” della quale parla il Vangelo perché la vita stessa della persona è limitata, congelata, impaurita.

Convertirsi vuol dire per la persona credere in qualche scopo nel processo della vita, così come nella propria vita personale. “E’ impossibile vivere su un’isola di significati, circondati da un oceano di non-senso… religione è credere nel processo totale della vita… l’atteggiamento di fondo con cui affrontiamo l’esistenza… mentre succede che diventa Dio un qualcos’altro e di regola qualcosa di assai inadeguato e stupido”.

Credere nella libertà di poter dare un senso alla vita è “convertirsi” ma per far questo dobbiamo acquisire la capacità di pensare la vita senza una motivazione prevalentemente egocentrica. E’ nel momento stesso in cui noi possiamo “perdere la nostra vita”, quella che abbiamo pensato fosse l’unica possibile da vivere che possiamo ritrovarla: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà”. Non riusciamo a recuperare il senso della vita perché l’abbiamo strutturata in modo tale da privarci di questa possibilità: non abbiamo più tempo per noi stessi perciò non possiamo intraprendere la “conversione”, quel cammino di trasformazione necessario. Ogni nostra azione è diventata una reazione a dei bisogni, come nei cani di Pavlov.

“Convertirsi” vuol dire “scommettere sulla propria vita, liberarci dall’impaccio dell’arroganza… percepire che, come personalità, partecipiamo del logos divino del significato e, di tanto in tanto, possiamo comprenderne una scintilla… restituire all’universo qualcosa di ciò che gli dobbiamo in quanto creature… riconoscere che esistono scopi che coprono una gamma più vasta della nostra gamma personale autoreferenziale.

 

 

Passi biblici     Am 4,6-12;  Ef 2,1s; Gv 14,1.6; At 26,18; Ef 5,8; Mt 3,10; Mc 3,11; Mt 3,2; Gv 14,6; Lc 22, 27; Mt 16,25

 

 

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