Anno B / III Domenica di Quaresima- 8 marzo 2015

Il Vangelo

17 -  III Domenica di Quaresima- 8 marzo 2015“… non fate della casa del Padre mio un mercato”: Gesù prende posizione nei confronti di una religione falsificata che non aiuta l’uomo a porsi le domande essenziali: Chi è l’uomo? Qual è il significato della sua vita? Come attua se stesso e come si allontana da sé? Come esprime la sua soggettività e i suoi sentimenti e come invece li mortifica? Come è fecondo e creativo e come si rende sterile e impotente? Come comunica e si relaziona con gli altri e come al contrario si isola ed interrompe ogni dialogo? Come si realizza e gioisce, come soffre e si ammala, come cura e guarisce?

La nota prevalente che  risuona nella storia dell’umanità è quella della sofferenza dovuta al fatto che l’uomo perde la gioia del proprio esserci, vivendo “sotto forma di privazione”, per cui molto di quello che vive diventa un “riempimento patologico di un vuoto”. In questo modo non ha più alcuna possibilità di cogliere il senso di quello che sta vivendo. Dovremmo poter alzarci la mattina e guardandoci allo specchio riappropriarci della gioia di esserci così come siamo, pronunciare quella caratteristica di noi senza la quale la qualità dei contesti nei quali viviamo sarebbe peggiore, poter dire: “Io ci sono in ciò che sono”.

Quello che avviene invece costantemente nei rapporti è una forma di “plagio” che fa “assumere potere sull’altro confiscandogli la sua libertà… una delle due parti prende il sopravvento mentre l’altra vive una forma di annientamento”. E’ la forma di plagio che Gesù vede affermarsi dalle autorità religiose nei confronti del popolo di Dio: l’obbedienza alla Legge invece di rappresentare una “pedagogia della libertà… ponendo quell’ordine giusto che risulta dalle leggi della vita… non arbitraria, né dispotica, né stretta, né legalista… che rispetti la libertà e la responsabilità dell’altro, la sua partecipazione ai diritti essenziali… che serve e non si fa servire”, aliena la libertà sotto il segno di una obbedienza falsificata e richiede un asservimento della coscienza.

E’ la richiesta di un “prostrarsi” che non ha un fondamento spirituale ed essenziale alla vita dell’essere umano ed alla sua trasformazione. Gesù sa che una religione vissuta in quel modo suscita paura, porta una persona ad un’inconsistenza interiore, inibisce il pieno emergere della sua coscienza, dà luogo ad un ascolto superficiale o abituale che non penetra in profondità.

Il contesto religioso nel quale vive Gesù ha assolutizzato un aspetto del volto di Dio ma “se il volto di Dio è solo questo, allora è un’immagine demoniaca”. Gesù vuole distruggere l’immagine di un Dio “tappabuchi”, che incute paura e castiga, giudice severo e onnipotente, arbitrario e pericoloso che vuole portare gli uomini alla salvezza attraverso la paura; il Dio “contabile e legalista” che tiene conto di ogni sbaglio e di ogni colpa e li registra in attesa del rendiconto finale per cui la vita è percepita come un insieme di leggi e diventa un’immagine questa che crea personalità scrupolose e prive di misericordia innanzitutto prima con se stesse. Quest’immagine riceve vita da una spiritualità ed una pedagogia dell’efficienza che danno come risultati: la paura di vivere, gli scrupoli, il perfezionismo, le costrizioni varie, etc, dove La massima diventa: “Ama il prossimo tuo sopra ogni cosa, ma non te stesso”. Si tratta di un’abnegazione di sé distorta per cui la grazia e la redenzione vanno “meritate”.

Gesù prende posizione contro questa religione falsificata che noi stessi continuiamo a respirare. Coloro che si considerano “credenti” devono chiedersi se il Dio nel quale credono permette loro di vivere, di impegnarsi in una vita da “giusti” perché “senza il fondamento dell’amore non è possibile osservare alcun comandamento”.

 

 

Passi biblici   Es, 20,17; Gv 2,13-25; Mt 11,28; Mt 15,14; Mt 15,1; Lc 4,6-7; Ez 36,27; Gv 15,14; Mt 1,21-28; Mt 24,1-2; Gal 5,15; 1Gv 3,10; Mc 12,28-34.

 

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