Il Vangelo
Con l’immagine del granellino di senape che si trasforma in albero e rimanda ad una dimensione di fragilità, debolezza, vulnerabilità, ad una realtà che avrebbe bisogno a sua volta di essere difesa, protetta, salvaguardata, Gesù presenta il Regno.
E’ in tale dialettica “tra potenzialità e limite, tra l’infinito e l’eterno da una parte e il parziale e precario dall’altra che dobbiamo sforzarci di ricercare” la realtà del Regno dentro di noi, all’interno di quella medesima dialettica presente nel cuore dell’uomo tra “il desiderio di essere Dio e la paura di non essere niente, l’auto-realizzazione e l’auto-annientamento, la corsa frenetica verso la perfezione e l’inciampare inevitabile nelle proprie carenze e fragilità, il protendersi verso l’illimitato e il restare prigionieri dei propri limiti”. E’ all’interno della “situazione a rischio” che è la condizione umana, della problematicità e precarietà della relazione con noi stessi e con gli altri che è possibile ritrovare un punto stabile che possa fare “rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”, qualcosa che abbia un valore che risieda in noi, costante nel tempo e ci faccia diventare ciò che siamo.
Il regno di Dio è già presente nella parola del Vangelo e l’unica condizione richiesta per vederlo è l’invocazione a Dio di poter nascere ogni giorno dall’alto, dallo Spirito Santo che permette una vita pervasa di significato perché solo se la vita ha un senso ed una coerenza è possibile comprendere il valore della libertà e della volontà. Una vita ricca di eventi con un senso, dove gli eventi non avvengono a caso, nella quale siamo consapevoli di avere il potere di porre atti di coraggio superando gli ostacoli che incontriamo ci permette di fare esperienza del fatto che non siamo determinati dagli eventi stessi: “Il più grande dono che l’umanità ha ricevuto è la libera scelta. E’ vero che siamo limitati nel nostro uso della libera scelta. Ma quel poco di libera scelta che abbiamo è un dono così grande e potenzialmente di un valore così alto che anche solo per questo la vita è degna di essere vissuta”. E’ quella che chiamiamo “resilienza”: “La forza d’animo viene fuori nelle difficoltà: quando ci viene voglia di arrenderci e invece troviamo la capacità per ricominciare. La capacità umana di risorgere… è rialzarsi dopo essere caduti. E’ il contrario della resa ma soprattutto è un modo di leggere le avversità e gli ostacoli: non come diktat ineluttabili ma come sfide. La resilienza è credere che ce la possiamo ancora fare, rafforzarci attraverso le difficoltà e le sconfitte”.
Ogni volta che nella vita quotidiana aiutiamo qualcuno a possedere questa resilienza collaboriamo alla costruzione del Regno.
Passi biblici Mc 4,26-34; Mc 4,30ss; At 1,11; Mc 10,15; Gal 5,22; Gv 18,37; Mc 10,42; Lc 9,2.