Anno B / XVI Domenica T.O. – 19 luglio 2015

Il Vangelo

33 -  XVI Domenica T.O. - 18 luglio 2015Appena ho iniziato la mia riflessione sul vangelo di oggi mi è venuto in mente fratel Arturo Paoli, deceduto recentemente, un “pastore” nel quale è possibile rintracciare la congruenza fra parola ed azione. Le persone che lo incontravano non si sentivano “come pecore che non hanno pastore” perché egli si comportava diversamente dagli “apostoli” i quali, incoscienti del loro dovere di assistere la “folla” chiedono a Gesù di congedarla affinchè vada a comprare “qualcosa da mangiare”; quello di fratel Arturo era un appello diretto alla responsabilità dei “pastori”, egli si comprometteva personalmente prendendo sul serio il vangelo, chiedeva a coloro che guidavano le nazioni di controllare  ciò che era disponibile per condividerlo: (“Quanti pane avete? Andate a vedere”) sapendo che “il Regno di Dio comincia in questo mondo e non ha altro terreno in cui manifestarsi e incarnarsi se non quello della storia e della società politica… “Per me, una spiritualità si definisce come capacità di immettere la propria vita nella storia del mondo e sentire la storia del mondo come la propria storia”. Egli sapeva che l’1% della popolazione mondiale detiene il 50% delle ricchezze globali con una media reddito pari a 2,7 milioni di dollari ed i suoi guadagni negli ultimi 20 anni sono cresciuti del 60%: “Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?».

Fratel Arturo sapeva nella nella storia un cristiano ci entra come “lievito”, “sale”, “luce”, assumendo azioni concrete ed una prassi politica: “Gesù ci ha dato l’esempio, si è fatto sale, lievito, luce attraverso una contestazione della società politica e religiosa che lo ha condotto sulla croce… perché la Chiesa non proclama la giustizia astrattamente ma assume la lotta… chiede la presenza di uomini concreti in circostanze attuali che nascono da strutture politiche e da ideologie politiche ben definite e identificabili… la Chiesa è fermento della storia, sentinella che vigila la difesa dell’uomo…

La domanda che ci fa porre il Vangelo è: In chi credono i pastori? Quale Regno servono? Hanno nel loro intimo quel desiderio di portare la verità nei luoghi di vita quotidiana, che non vuol dire “sacramentalizzare” una città! Agiscono con un’obbedienza supina o trovano nella loro coscienza quel sacrario che li pone come “pastori”, sempre alla luce del Vangelo?

Il “Pastore” è colui che “obbedisce al sabato disobbedendo alla pratica del sabato… vivendo profondamente l’obbedienza al Regno di Dio e alla storia” e facendo questo permette al popolo di poter proclamare anch’esso “Signore nostra giustizia”, avendo veduto la Chiesa tutta proclamare “il diritto e la giustizia sulla terra”. Il “pastore” è colui che assicura all’umanità con la quale prende contatto che “la storia umana è vigilata, controllata da questo amore intramontabile di Cristo, da questo giuramento di non abbandonare mai la storia a se stessa”; egli sente che “Gesù ci ordina non solo di credere nella verità, di dire la verità ma anche di fare la verità… il messaggio del Vangelo è chiaro – quelli che vestono bene stanno nei palazzi dei re: quelli che vestono male, stanno sulle rive del Giordano. Esistono quelli che guardano il mondo dall’alto della piramide, dal Dio causa delle cause, attenti a che tutti stiano nelle loro fila come le gerarchie angeliche. Esistono quelli che guardano il mondo dal basso senza odio, ma non senza sdegno. Quando l’amore non trabocca nello sdegno che amore è?”.

Mi auguro che durante il funerale di fratel Arturo siano state lette alcune di queste pagine o altre ancora per fare memoria della sua vita di profeta e qualcuno gli abbia chiesto “perdono” a nome di quella Madre che custodisce il tesoro del Vangelo in mani fragili, in cuori contraddittori, in corpi sempre esposti al limite ma sapendo che quello stesso limite è il potenziale, la manifestazione della debolezza che Dio ha assunto nel Figlio.

 

Passi biblici   Mc 6,36; Mc 6,38a; Gen 4,10; Ger 23,1-6; Mc 6,30-34.

 

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