Vangelo
Le sofferenze ci sottraggono da ogni illusione sulla nostra onnipotenza che sembra ripeterci di essere in grado di assicurarci il futuro senza Dio, perciò senza legame con la giustizia, il diritto, la fratellanza, l’equa spartizione dei beni ecc. Il fatto è che l’essere umano soffre ed in un primo momento non vi scorge alcun senso. Questo è il punto di partenza, non un’entusiastica ed aleatoria quanto mai improponibile professione di fede nel momento stesso in cui il dolore fa il suo passaggio nella vita. Le sofferenze possono perciò ridestarci dalle illusioni e darci l’opportunità di una valutazione più realistica della realtà. Per questo Gesù chiama Pietro “Satana”, perché la verità si acquista con il riconoscimento dei veri rapporti che Dio chiede di instaurare con la storia dell’umanità.
Il cristianesimo non è a costo zero. A chi non osa nuotare contro la corrente dei tempi e mettere in conto notevoli svantaggi, l’ortodossia non giova affatto e tantomeno le sicure sponde nelle quali incanaliamo le nostre professioni di fede, tanto rassicuranti quanto a volte così poco credibili nella concretezza dei fatti, in quanto pongono la correttezza del pronunciamento della fede al di sopra di ogni dimostrazione d’amore. E’ solo un consenso verbale che sta sotto la soglia del coraggio.
In questa Settimana santa sta perciò a noi decidere di entrare con coraggio dentro gli eventi pasquali, sapendo che l’alternativa è non avere un futuro, in quanto non avremmo in noi il senso dell’esistenza.
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