Vangelo
La frase presente in Luca Perché cercate tra i morti colui che è vivo (24,5) ci dice che Gesù entra nell’esperienza della morte non per rimanervi ma per spezzarne i vincoli, perché i chiavistelli con cui sono chiusi gli inferi si possono aprire solo dall’interno. Gesù li spezza dall’interno e così dovremmo fare noi, entrando nelle esperienze di morte dei nostri fratelli, dentro i sistemi che ne impediscono l’esperienza della vita: economici, politici, culturali. Lo so, questo vuol dire accettare di assumersi la responsabilità della vita nel mondo, di essere concreatori con Dio, perciò è molto meglio vivere defilati dalla storia, dicendo che la Chiesa non deve interessarsi della politica del Bene Comune, che invece è il luogo dove sulla terra si realizzano le condizioni per la restituzione non di qualcosa che viene dalla bontà personale o di gruppo civile o religioso e che si manifesta nei proclami prima delle elezioni, bensì scaturisce dalla dignità stessa dei figli di Dio, che sono tutti gli uomini e le donne sulla terra.
Viviamo attendendo una risurrezione solo individuale o al limite ristretta al contesto delle nostre famiglie, delle piccole chiese tutte nostre, una risurrezione tutta solo per noi, non sapendo o non volendo accettare il fatto che gli uomini risorgeranno con la loro coscienza e dipenderà dall’appartenenza personale ai sistemi di morte (economici, politici, culturali, religiosi) la nostra risurrezione per la vita o per la morte.
La Pasqua è una festa celebrata sulle tombe mentre in realtà si continua a morire e a far morire. Non aboliamo il morire di fame e l’ammazzare, l’isolare le persone attraverso il pregiudizio o il giudizio che non dà spazio ad una nuova esistenza e ciò nonostante rinviamo a una vita nell’aldilà? Davanti a queste persone abbiamo il coraggio di parlare di vittoria sulla morte?
Passi biblici Gv 20,1-9; 1 Cor 15; Lc 24,5; Fil 1,23; Lc 17,20-25.