Anno B / IV Domenica di Pasqua- 25 aprile 2015

Il Vangelo

21 -  IV Domenica di Pasqua- 25 aprile 2015Gesù ha ricevuto la sua missione dal Padre: “Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio” e non da se stesso, Egli non cerca di giustificare il falso e di presentarlo come volontà di Dio come fanno i pastori-mercenari i quali si presentano nel nome di Dio ma commettono un abuso spirituale perchè come estranei penetrano con la violenza nell’interiorità dell’altro, gli tolgono ciò che è suo e distruggono la sua anima trasportandola nel terreno della paura.

Gesù non è costretto a dare la vita; Giovanni non dice che egli sacrifica la sua vita ma che la impegna, la mette in gioco in piena libertà perché la redenzione attraverso la porta che è Gesù Cristo è una liberazione, è una esercitazione alla libertà.

Vi è una libertà “da” e una libertà “di”. Gesù è la porta che ci libera dalle dipendenze e dalle costrizioni, dai vincoli esteriori ed interiori rappresentati dalle paure che ci dominano, dalla dipendenza dal riconoscimento altrui, dal condizionamento del nostro passato per riappropriarci della vita intima perché attraverso di lui entriamo in contatto con noi stessi, viviamo di ciò che abbiamo dentro potendo dire: “io ci sono in ciò che sono” perché Gesù dà a coloro che fuggono da se stessi, perché hanno paura della propria realtà, la libertà di essere ciò che sono.

L’ascolto di Gesù, la “porta” che fa entrare nella pienezza di vita ci fa divenire a nostra volta “guide”: “Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”. Le pecore appartengono al pastore attraverso una conoscenza reciproca (“conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”) che specifica un’accettazione interiore e una responsabilità personale che implica il riconoscimento della libertà dell’altro, non un possesso.

Continuiamo a porre come tema di discussione dei nostri convegni l’organizzazione della vita ecclesiale saltando il vero obiettivo che è quello della testimonianza, della congruenza fra Vangelo e Chiesa.

Gesù stesso dichiara il suo proposito di condurre i discepoli fuori dell’istituzione giudaica e si presenta come unica alternativa di vita. Egli si definisce come modello di pastore che non è frutto di una libertà egocentrica ma l’espressione di un modo di essere che prende vita dalla relazione che lo unisce al Padre. Questo è il compito che attende in vita: comprendere Gesù per comprendere se stessi e non viceversa. Gesù è la “porta” che permette il passaggio da un modo di essere ad un altro, da un’idea di Chiesa ad un’altra per camminare verso la pienezza dell’attuazione del Vangelo.

Per Gesù dare se stesso significa avere consapevolezza di quello che è chiamato ad essere per se stesso e per gli altri, non “per se stesso o per gli altri” perché l’azione dello Spirito non è “magica”, impercettibile, la sua attività si manifesta nell’agire dell’uomo stesso per il quale “dare la vita significa credere fino alla fine nella verità e potenza dell’amore come forza di vita”.

 

 

Passi biblici    Gal 5,1, Gv 10,1-6, Gv 10,7-10, Gv 10,11-18, Gv 17,3

 

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