Il Vangelo
Da questa domenica inizia il tempo di Avvento, il tempo dell’attesa e della ricerca, del discernimento riguardo a cosa dobbiamo fare per dare un significato a quel senso di mancanza e di insoddisfazione presente in noi e ci fa dire che “la vita non può essere tutta qui“. E’ una constatazione che prima o poi tutti noi facciamo ed un’esigenza imprenscindibile della coscienza.
Perchè questo si realizzi, dopo la separazione introdotta fra gli esseri umani dall’autoreferenzialità che li ha portati uno contro l’altro, occorre che i “cuori non si appesantiscano” e la coscienza sia tenuta in una “consapevolezza vigile, una “presenza” spirituale a noi stessi, condizione essenziale per ogni conquista spirituale… con quell’intenzione che ci spinge a penetrare a livelli più alti di coscienza.
La Gloria e la “giustizia” di Dio regnano in mezzo agli uomini nel momento in cui ogni individuo fa ciò che gli spetta. Il dikaios, il giusto, è colui che si comporta in base alla collocazione nella società in cui vive e nel rispetto della reciprocità alla base di ogni relazione. Il cammino spirituale si pone come “ricerca della giustizia…”, per coltivare tutte quelle qualità che superano la legge perchè “giustizia” significa operare giustamente: “Dio in Cristo… redime… anche le relazioni sociali tra gli uomini… la vita in Cristo fa emergere… l’identità e la socialità della persona umana, con le loro concrete conseguenze sul piano storico… le comunità ecclesiali, convocate dal messaggio di Gesù Cristo e radunate nello Spirito Santo… si propongono… come fermento di trasformazione dei rapporti sociali… la cui trasformazione è rispondente alle esigenze del Regno di Dio… i beni quali la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà… appartengono al Regno di verità e di vita… e l’agire umano nella storia… diventa strumento per un’attuazione sempre più piena ed integrale della giustizia e della pace e anticipa nel presente il Regno promesso“.
Gli apostoli ci hanno trasmesso attraverso il Vangelo queste “regole di vita” affinchè le accogliamo con il “cuore” in cui avviene la conversione ed inizia il processo della salvezza: esso è il luogo in cui Dio entra in azione. Quando il cuore diventa di “pietra” l’uomo si concentra su se stesso, finchè non decide di aprirsi all’avvento di Dio che gli dona un cuore nuovo: “prende gradualmente coscienza che da solo non basta a se stesso. Comincia a sentirsi di nuovo incompleto. Non si sente ancora pienamente umano… Ora comincia a sentire anche un altro bisogno… prende chiara consapevolezza della presenza dell’altro… che gli manca ancora qualcosa e che da solo non può farcela… significa realizzare il proprio progetto genetico-spirituale, portare a completamento la propria specifica umanità: l’esserci in relazione“.
Si scioglie il nodo che lega in modo conflittuale egoismo ed altruismo, eliminando la loro apparente contraddizione… “si genera un amore sempre più ampio, che comprende prima se stessi, poi la persona dell’altro sesso, infine gli altri… fino ad includere tutta l’umanità, per sfociare in un sentimento di solidarietà e di fratellanza”.
“… L’ultimo stadio di questa trasformazione sarà quello in cui l’uomo parteciperà all’amore ed alla libertà… non solo del mondo, ma anche di ogni forma di presenza e di vita nell’universo… nel fluire armonico della vita universale e della creazione“; allora l’uomo proverà un senso di stupore e di meraviglia e “ritornando bambino non potrà che aprire la bocca senza parlare, o al massimo, sbalordito, riuscirà appena a pronunciare a bassa voce: “Ecco”…”ed allora si realizzerà l’avvento di Dio e saremo partecipi della vita del Regno!
Passi biblici Lc 21,32; Lc 16,8; At 2,40; Lc 21,34; Ger 33,15; Lc 16,15; Lc 18,9-14; Lc 20,20; Rm 3,20.28; Gal 2,16; 3,11; Rm 3,21-22; Rm 3,26.28; 5,1; Gal 2,16; Eb 1,19; Fil 2,8; 1 Tm 6,11; 2 Tm 2,22; 1 Ts 4,2; Gioele 2,12; Rm 10,6-10; At 2,37; At 5,33; At 7,54; Lc 8,15; 2 Cor 1,22; Col 3,15ss.; 1 Sam 25,37; Ez 36,26s.;Mt 18,3-4.
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