Il Vangelo
Questo episodio riguardante l’infanzia di Gesù è raccontato dalla comunità dopo che si sono verificati gli avvenimenti pasquali della sua morte e risurrezione: “Maria e Giuseppe rappresentano la comunità apostolica, che si è vista improvvisamente priva del suo maestro, ma dopo “tre giorni” di attesa e di ricerca riesce a ritrovarlo nella gloria divina”.
Alla comunità di Luca sembrava che Gesù fosse scomparso per sempre, invece l’evangelista volendo affermare che Egli continua a parlare e insegnare con autorità sviluppa due pensieri: nell’annuncio della risurrezione vuole spiegare che “Gesù non poteva essere fermato dalla morte, poichè era ricco di Spirito Santo ed era Figlio di Dio” ed in quello dell’ascensione egli vuole esprimere l’azione di Gesù che continua inviando lo Spirito affinchè i discepoli annuncino il messaggio di salvezza. L’intenzione di Luca è quella di dire alla propria comunità che “la morte e la risurrezione di Gesù mostrano che non vi è alcuna morte che non possa essere trasformata in vita… non vi è nulla che possa separarci da Dio”.
Il brano inizia con la scena di Giuseppe e Maria che quando Gesù compie dodici anni e diventa “figlio del comandamento” (bar mitzwah): è un termine che indica il momento in cui un bambino ebreo raggiunge l’età della maturità e diventa responsabile nei confronti della Halakhah, la legge ebraica e della formazione della sua coscienza al fine di distinguere sempre più il bene ed il male mentre prima del raggiungimento di questa età la responsabilità per il comportamento dei bambini ricadeva sui genitori. Dopo essere diventati figli del precetto i ragazzi sono ammessi a partecipare all’intera vita della comunità al pari degli adulti e diventano personalmente responsabili della ritualità, dell’osservanza dei precetti, della tradizione e dell’etica ebraica.
Gesù ha vissuto in pienezza la sua umanità, ha fatto esperienza del suo essere libero e del suo sentirsi condizionato dall’ambiente familiare, sociale e religioso ma tende a realizzare quel modo di essere che ritrova in se stesso. La sua libertà di scegliere non è fine a se stessa, è in funzione di un’apertura dello spirito alla piena realizzazione della propria umanità; questo gli permette di rompere con i condizionamenti che vengono dall’ambiente esterno. Gesù qui esprime la realizzazione di sè in rapporto al Padre, per cui le sue scelte non sono condizionate dalla necessità di soddisfare dei bisogni esclusivamente egocentrici bensì è la scelta di un valore assoluto che permetterà la realizzazione di se stesso; è la scelta a monte di tale valore che nel tempo viene espressa nei singoli atti di libertà.
Passi biblici Lc 2,41-52; Lc 24,5; Gal 4,4-7; 1 Gv 2,27; Gv 13,34-35.