Il Vangelo
Nella comunità alla quale fa riferimento Matteo, ci sono molti cristiani provenienti dal giudaismo e l’apostolo vuole far comprendere che pur essendo ebrei possono convertirsi al cristianesimo, in quanto Gesù non è da vedere in contrapposizione a Mosè, alla legge ed alla tradizione giudaica. Egli non è venuto ad abolire la legge, ma a completarla.
Matteo spiega il nuovo comportamento che Gesù si aspetta dai suoi discepoli. Per far questo reinterpreta alcuni precetti del “decalogo, mostrando che Gesù riporta la legge alla sua perfezione originaria, in quanto le leggi giudaiche, come le nostre d’altronde, sono espressioni storiche e culturali di un determinato tempo, perciò di per sé incomplete e provvisorie, mentre l’insegnamento di Cristo è assoluto e definitivo.
La giustizia da sola non basta, può anzi arrivare a negare se stessa; essa deve trovare il completamento nell’amore, in quanto solo quest’ultimo è capace di restituire l’uomo a se stesso, in quanto quello che è decisivo è la comunione di volontà con Dio; a partire da essa gli uomini saranno liberi di riconoscere che cosa nell’ordinamento politico, giuridico e sociale, corrisponda a questa comunione di volontà. Chi si attiene al comandamento solo esteriormente ma nel suo intimo è lontano dal progetto di Dio ed ha una limitata e ideologica visione dell’uomo, non è un “giusto”.
Quello che Gesù ci chiede è di maturare una coscienza ed un relativo ordinamento giuridico e sociale alla luce del progetto di amore di Dio, ma per far questo dobbiamo uscire da quei compromessi storici nati da una delega dei cristiani alla costruzione del Regno di Dio.
Passi biblici Rm 7;Is 58,5-8; Mt 5,20-48; Gal 5,13; Gn 28; Ap 17,6; Ap 19,20.
L’accompagnamento spirituale
Una realtà così complessa come l’accidia trae origine da numerosi fattori ma la tradizione monastica ha messo in luce la causa per eccellenza: la philautia, l’amore smoderato per se stessi, l’essere prigionieri del proprio io. La persona in ogni cosa cerca solo se stessa e poiché non riesce a raggiungere se stessa in nulla, ecco che questo amore di sé si trasforma in odio cieco per ogni cosa.
Se Dio non è il Signore della nostra vita, l’io diventa il nostro signore e si comincia a valutare ogni cosa in funzione dei propri bisogni, della propria idea, dei propri desideri e giudizi. In questo modo la brama di potere vizia alla base le relazioni con gli altri: si cerca di sottometterli a se stessi, perché si vive nel “regime della preda” e non del dono di sé. Tutto questo non si esprime necessariamente nel bisogno effettivo di comandare o di dominare sugli altri; questo ripiegamento su di sé può trasformarsi benissimo in una smodata preoccupazione di sé, in indifferenza, disprezzo, mancanza di interesse, cinismo. Tutte porte aperte per l’accidia!
Questa è la radice ultima dell’accidia ma dobbiamo riconoscere due cause immediate che la favoriscono: si tratta dell’ozio e del sovraffaticamento (dovuto a varie forme di attivismo).