Il Vangelo
Il Vangelo ci chiede di non giustificare ciò che va contro la dignità dei figli di Dio e che è permesso da una legge, in quanto la persona rappresenta il fine ultimo della società, che è ordinata ad essa. Occorre che tutti i programmi sociali, scientifici e culturali, siano presieduti dalla consapevolezza del primato di ogni essere umano, in quanto la fonte ultima dei diritti umani non si situa nella realtà dello Stato, nei poteri pubblici, ma nell’uomo stesso e in Dio suo Creatore.
Gesù alla vecchia legge della vendetta ne contrappone un’altra. Si tratta di rinunciare ad ogni rivincita nei confronti di colui che ci ha fatto del male, per accordargli la possibilità di riflettere sui suoi errori e di convertire il suo modo di pensare, perciò anche la sua prassi di vita. Gesù detta un nuovo ordine di rapporti fra gli uomini che va ben oltre quello della nostra legislazione convenzionale.
Dice di “amare i nemici” e di “pregare” per loro perché è un amore che non dipende dalla nostra soggettiva capacità di comprensione, dai nostri unici parametri di giudizio. Pregare per il nemico significa permettere alla presenza di Dio di stabilirsi nel cuore della relazione conflittuale. Si tratta del perdono dato alla persona del nemico e non della giustificazione e benedizione della sua azione.
Passi biblici Mt 5,38-48; Giac 4,17; Lev 19,17-18; Prov 3,11-12; 6,23; 10,17; 13,24; 15,10; 27,5-6.
L’accompagnamento spirituale
Come abbiamo visto la radice dell’accidia e di ogni altro pensiero malvagio, è la plilautia, la superbia, l’amore irragionevole per se stessi.
Un primo consiglio suggerito dagli antichi monaci per vincere l’accidia è l’equilibrio, la discrezione, la moderazione che nascono dalla consapevolezza dei propri limiti. Gli autori monastici insistono, inoltre, sulla necessità di non fuggire di fronte a questa situazione esistenziale. La fuga, nelle sue svariate forme, è infatti l’illusione di trovare altrove o diversamente una liberazione da questo pensiero. In fondo tale illusione impedisce di affrontare realmente la lotta, di guardare con verità ciò che si ha dentro.
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