Il Vangelo Per l’apostolo Giovanni la glorificazione di Gesù non avviene semplicemente al momento del suo ingresso in cielo, ma si realizza anche con la sua passione, morte e risurrezione e infine con la testimonianza dello Spirito nel quale pensiamo,…
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Anno C / II Domenica Avvento – 6 dicembre 2015
Il Vangelo Nella Bibbia il “deserto” è il luogo nel quale l’uomo conosce se stesso e rinvia a tre ambiti simbolici: lo spazio ostile da attraversare, il tempo lungo di un’attesa ed il cammino faticoso. Il viaggio intrapreso da Abramo,…
Anno B / XIX Domenica T.O. – 9 agosto 2015
Il Vangelo Il profeta Elia ad un certo punto si sente “Desideroso di morire”, stanco di vivere. La sua è l’esperienza vissuta dai profeti di sempre, uomini e donne che devono pagare il prezzo della responsabilità personale di affermare la…
Anno A / Domenica VII – 23 febbraio 2014
Il Vangelo Il Vangelo ci chiede di non giustificare ciò che va contro la dignità dei figli di Dio e che è permesso da una legge, in quanto la persona rappresenta il fine ultimo della società, che è ordinata ad…
Anno A / Santa Famiglia – 29 dicembre 2013
Il Vangelo Matteo riprende la promessa fatta da Dio ad Abramo: “Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro… ma torneranno qui”. Ora quello stesso evento di liberazione, quel cammino verso la salvezza, si compie in…
Anno A / Avvento III -15 dicembre 2013
Il Vangelo
Dalla sua prigione Giovanni Battista ha sentito parlare delle opere del Cristo e si domanda che senso dare ad e
sse, dato che Gesù doveva liberare i prigionieri e consolare gli afflitti, mentre Giovanni stesso è ancora in carcere!
E’ quello che avviene anche nella nostra vita, l’esperienza del dubbi con il quale continuiamo a cercare Dio per tutta la vita e che non è negazione del rapporto con lui come molti facilmente vogliono preferiscono pensare.
Dovremmo avere la presa di coscienza di Giobbe, il quale dice a Dio: “Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto” (Gb 42,5). Solo questo atteggiamento “fa” la Chiesa, la edifica pietra su pietra, dove le “pietre” sono uomini e donne coinvolte nella vita e che portano con sé il dramma di una Parola che per loro sembra contraddire se stessa quando dice che Dio è l’Emmanuele, il Dio con noi e lo fa nello stesso momento in cui queste stesse persone lo sentono distante dalla loro esistenza, si sentono lasciate sole da Dio, dagli uomini e dalla Chiesa stessa.
Passi biblici Mt 11,2; Mt cc. 6-9; Is 61,1-2; Mt 3,22s; Gen 12,1; Gb 42,5; Mt 11,4-5; Is 35,4-6; 26,19; 29,17-19; 61,1; 2Re 5; Lc 4,27; 1 Re 17,1; Ger 23,18.21-22; Am 3,7; 1 Re 22,19-23; Es 33,11; Nm 12,8; Dt 34,10; Is 6,9-10; Is 1,3; 44,18; 56,10-11; Ger 2,8; 4,22; 5,3-5.21; 8,7; Os 4,2.6; 6,6; 1 Re 18,19; Ez 3,16-21; 33,1-9; 1 Cor 1,1.
La lotta contro i demoni nel monachesimo antico: gli otto spiriti maligni: l’accidia
L’accidia è l’incapacità a vivere nella nostra esistenza il tempo e lo spazio che percepiamo in una dimensione falsa, minacciosa: non corrispondono alla situazione ideale che si va cercando e quindi diventano soffocanti; non si vede nulla di buono e si ha disgusto di tutto ciò che si è fatto.
Questo tempo opprimente che i monaci chiamano “demone del mezzogiorno”, è la situazione esistenziale che viene a crearsi a metà della vita, tempo caratterizzato da un momento di crisi e di ripensamento, nel quale si rimette in questione la situazione di lavoro, affettiva, sociale, poiché si ha l’impressione che la vita così come la si è condotta fino a quel momento non abbia apparente fecondità. Si sogna una vita irraggiungibile, veniamo presi da paure svariate (per esempio, di malattie più immaginarie che reali), diventiamo inefficienti sul lavoro, intolleranti ed incapaci di sopportazione verso “gli altri” (che diventano spesso il bersaglio su cui scaricare frustrazioni ed aggressività), impotenti a governare i pensieri che si affollano nella propria anima e che ci gettano nello scoraggiamento. Si è tentati di annullare sia la propria vita passata (rottura di vincoli o distruzione di una vita sociale) sia, addirittura, di azzerare ogni possibile futuro (suicidio).
Questo stato d’animo porta ad una profonda depressione, in cui cerchiamo disperatamente di fuggire dal proprio vuoto interiore.
L’accompagnamento spirituale
Gesù trascorre del tempo la notte in preghiera. Al mattino guarisce i malati ed il pomeriggio annunzia la buona notizia. La notte è per la solitudine, il mattino per la comunità, il pomeriggio per il ministero.
Per praticare la medesima solitudine vissuta da Gesù, comunione profonda con il Padre il cui cuore e la cui mente è più grande del nostro cuore e della nostra mente, dobbiamo fissare un tempo regolare nel quale giungere a conoscerci come esseri vulnerabili e deboli ma amati da Dio, comprendendo che facciamo parte di una famiglia che non vuol dire presenza di comunità “formali”, in quanto la comunità prima di essere un’organizzazione o un’istituzione, è un modo di vivere e di relazionarsi, non è un luogo o un tempo sentimentale ideale, dove tutti vivono insieme, si amano a vicenda e stanno sempre insieme, dove ci aspettiamo che qualcuno ci doni quel perfetto ed incondizionato amore del quale sentiamo il bisogno da sempre. Questo non accadrà mai! Nella comunità impariamo che cosa significa confessare la nostra debolezza e perdonarci a vicenda, non ci rinfacciamo quello che gli altri non riescono ad essere per noi.
Una tale comunità sorge dalla solitudine e senza una comunità la comunione con Dio è impossibile. Siamo chiamati insieme alla mensa di Dio, non da soli.
Passi biblici Dt 28,64-67; Lc 6,12-19; Mt 18,20; Lc 6,16.
Il cammino nella Parola
Gesù fece dell’annuncio del Regno il centro della propria predicazione; il Regno è qui nel suo annuncio e nella sua azione. Inoltre Gesù rivolge l’appello anche a tutti coloro che comunemente erano ritenuti esclusi dalla gioia messianica, come i poveri, i peccatori, gli stranieri. Le “opere potenti” compiute da Gesù vanno collocate in questo preciso contesto La persona di Gesù è un segno che richiede capacità di lettura ed il coraggio di decidersi, mentre l’uomo è cieco di fronte ai segni che Dio decide di offrire e se ne scusa pretendendone altri, va in cerca di segni propri, progettati in base alla propria immaginazione, per instaurare il proprio regno, sottraendosi così al rischio della fede.
I miracoli che compie Gesù sono perciò una “promessa” del Regno di Dio, indicano la direzione di salvezza in cui il mondo è incamminato: un mondo di uomini finalmente liberati dal peccato, dalla schiavitù e dalla divisione, radunati alla mensa di Dio, senza esclusi. E’ una salvezza che interessa l’uomo in tutte le sue dimensioni, spirituali, fisiche e sociali: i miracoli testimoniano che il Regno porta tutto l’uomo alla completezza.
Il grande miracolo è la risurrezione, ma questa non significa che la Croce è tolta, o che Dio abbia abbandonato il rischio e la debolezza dell’amore per sostituirvi la sicurezza della potenza: significa, al contrario, che la potenza vittoriosa di Dio è nascosta nella debolezza della Croce, la cui accettazione è il passaggio obbligato della speranza.
Il modo migliore di vedere i miracoli evangelici sarebbe di collocarli ai piedi della Croce. Miracoli e Croce dicono insieme l’identità di Gesù. I miracoli dicono che il Crocifisso è un Figlio di Dio. La Croce dice quale Figlio di Dio.
Passi biblici Mc 1,15; 2,22; 10,38; Mc 3,22-27; Mc 3,22-24; Mc 1,35-38; Mc 8,10-13; Lc 11,29-30;
Mc 6,5; Mt 11,4-5; Lc 17,21; Lc 4,16-22; 7,22.
Anno A / Avvento I – 1 dicembre 2013
Il Vangelo
Non esiste un fenomeno che determini la nostra vita quanto il tempo, esso definisce quasi tutti gli aspetti della nostra vita.
Il Vangelo di oggi ci vuole far prendere consapevolezza delle scelte che la vita ci chiede di fare qui ed ora, le quali non sono in relazione al nostro impulso del momento, bensì hanno un’influenza sulla nostra vita e sulla vita degli altri. Quando entro in una relazione affettiva con un’altra persona, la faccio entrare dentro un rapporto che inciderà sulla vita di entrambi, perciò devo entrarci nella verità.
Eppure sembra che il tempo, come l’amore, siano cose che si possono possedere come qualsiasi altro oggetto. La domanda è: cosa ne faccio del mio tempo? Cosa ne faccio della mia vita? La vivo o mi limito a funzionare? Il tempo tecnico, uniforme, deve impedire la potenza e la nuova vita per poter regnare Egli stesso.
Passi biblici Mt 13,44-46; Mt 2,1; Is 55,8-9; Lc 17,34; Mc 8,36;
L’accompagnamento spirituale
Sentiamo una profonda tristezza quando non vediamo realizzati i progetti personali. Nel caso della depressione, la vita non viene più affrontata, ci rifugiamo nel “dormire”, non vediamo futuro, anestetizziamo la nostra vita per non sentire l’esperienza della sofferenza, tanto è intensa. Tutto è intaccato da questa malattia del cuore: la preghiera, la lettura, i rapporti interpersonali, l’ambiente, il lavoro, l’orario ma soprattutto la propria esistenza. La solitudine che proviamo ci fa sentire ogni luogo inospitale, ci sentiamo incapaci di concentrarci su una determinata attività, il lavoro frustrante ed ogni compito che ci viene affidato si presenta come insuperabile, come la parete di una montagna. Si arriva a detestare tutto ciò che si ha e si desidera ciò che non si ha, fuggiamo di fronte alle responsabilità che sembrano trasformare la vita in un peso insopportabile. Una sorta di asfissia dell’anima e dell’intelletto non ci fa vedere chiaro dentro noi stessi e si presenta una profonda confusione, una serie di pensieri disordinati.
In questa situazione ci illudiamo che tutto funzioni bene, senza tensioni e senza lotte. Idealizziamo le persone, i rapporti per poi restarne delusi. E’ l’atonia dell’anima.
Passi biblici Sal 46,10; 1 Re 19,9-13.