Anno A / III Quaresima – 23 marzo 2014

Il Vangelo     

19 - III Quaresima - 23 marzo 2014Ci troviamo davanti ad un paradosso: Gesù ha sete ed è lui la sorgente. Egli stanco e assetato si siede presso il pozzo, si sostituisce alla fonte antica. Sulla croce, poi, offrirà un’acqua che sgorgherà dalla fonte aperta del costato. E’ lui la vera fonte che prende il posto della legge, della tradizione, del tempio. Ezechiele annunciava che dal tempio futuro sarebbe sgorgata una sorgente d’acqua; Gesù stesso si identificherà con questo tempio dal quale sgorga il torrente d’acqua.

Egli è il nuovo santuario che sostituisce quello di Gerusalemme, definisce la caratteristica del nuovo culto

A quel pozzo Gesù incontra una donna che va a prendere l’acqua, a ricevere il senso della sua esistenza. Ella ha dei bisogni concreti, ha necessità di una fonte che riveli i suoi desideri profondi.

L’incontro personale con Cristo rende l’altro nuovamente capace di accogliere la propria storia personale così carente di senso e la storia dell’Altro davanti a lui, così lontana dalla sua comprensione.

Gesù ci fa comprendere che per scendere nel fondo della nostra anima, è necessario essere accompagnati da qualcuno che sappia ascoltarci fino in fondo, che ci aiuti a lasciar venire alla luce tutte le zone di ombra della nostra anima, dove Dio è presente. Allora noi saremo in grado di accettare e vivere questo movimento verso l’interno, orientando le forze della morte verso la vita. Le ferite non ci inghiottiranno più, non ci faranno “omettere” la nostra storia personale nel raccontarci al Padre. E’ una sofferenza che rimarrà ma che non ci distruggerà più e la paura si unirà a poco a poco con la fiducia.

            L’amore di Dio ci permetterà di orientarci nuovamente riguardo al cammino da ritrovare, facendo in modo che la nostra stessa storia ferita possa produrre frutti di grazia.

Questi frutti saranno possibili non dentro un culto rituale, nello stile di quello di Israele, dove vi è una separazione fra la vita che vive l’uomo e il culto al Padre. Il culto dedicato a Dio ha come suo “luogo” proprio la vita dell’uomo, la sua condizione storica, il tempo di vita passato e presente.

        

Passi biblici    Gv 8,48; Gs 24; Gn 29, 2-10; Nm 21, 16-18; Gen 24; Gen 29; Es 2; Gv 5,5-15; Gv 19,34; Ez 47; Gv 7,37-39; Gv 2,19; Gv 4,21-24; Gv 4,7.

 

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