Vangelo
Matteo utilizza Is 5,1-7 per affermare che ha affidato a particolari uomini (i “contadini”) la cura della sua vigna, ha stretto con Israele (con ognuno di noi) un patto mediante l’alleanza sul Sinai. I contadini non stanno al patto e gestiscono in maniera arbitraria la vigna, da padroni, tanto che i profeti inviati e lo stesso Figlio vengono uccisi.
Al centro di questa pretesa di appropriarsi della vigna c’è l’interpretazione nazionalistica dell’idea messianica: Gesù sarà condannato perché con il suo comportamento ha messo in pericolo il futuro della nazione giudaica. D’altronde quale è il motivo per il quale nella storia della Chiesa sono state cercate alleanze con coloro che avrebbero sicuramente protetto l’assetto temporale dell’istituzione ecclesiastica ma che, nello stesso tempo, avrebbero chiesto qualcosa di “importante” in cambio, cioè la rinuncia ad una predicazione libera ed aderente pienamente al Vangelo, perciò anche l’allontanamento di quelle voci profetiche che, pur nelle difficoltà all’apparenza insostenibili, avrebbero formato ed impegnato la coscienza dell’uomo affinchè indirizzasse la propria azione verso la realizzazione del Regno già qui sulla terra. In realtà ai “poveri” è stato spostato il “confine del Regno” unicamente nell’altra vita non dando loro la possibilità di vederlo iniziare già nel tempo storico.
La vigna nonostante l’azione contraria dei coltivatori non è abbandonata a sé ed il Figlio ucciso diventerà la pietra angolare del progetto di Dio (un popolo diverso da tutti gli altri), ne rappresenterà il principio costitutivo, l’istituzione divina stessa (non direttamente la Chiesa nella sua versione nazionalistica come si aspettava Israele). L’uomo pensa Dio diverso da quello che è veramente e lo fa diventare come l’ha immaginato.
Il Regno si può instaurare attraverso l’adesione a Gesù e gli impegni etici (i “frutti”) non facendo leva sull’appartenenza abramitica né sulla Legge (la “siepe” che circonda la vigna e la protegge). Il profetismo è contro ogni assolutizzazione del tempio e della Legge, contro ogni forma di violenza religiosa e politica che sono propri di un altro principio costitutivo che è quello di un regno umano.
Il padrone si allontana e lascia i coltivatori a custodia della vigna (il dono della libertà di pensare ed agire come Lui), che nella sua assenza è affidata alla loro responsabilità. Egli invia i suoi “servi”, cioè coloro che appartengono a Dio, che condividono il suo Spirito. Davanti ad essi ed in particolare al Figlio si rivela il proprio sistema di pensiero perché essi vogliono la morte del Padre e del fratello per appropriarsi dell’eredità, intendono possedere soltanto per loro ciò che in realtà è stato donato per essere condiviso. Questo è il vero motivo della violenza nei nostri rapporti e nella storia: vogliamo appropriarci per interesse personale di ciò che in realtà è un dono universale (i beni e le risorse della terra).
Al centro di questo brano vi è la libertà dell’agire dell’uomo, quella dei profeti e del Figlio, il significato che noi vogliamo dare alla nostra esistenza: la vita profetica di Gesù è una lotta per la giustizia. La sua è una lotta in controtendenza rispetto a quella del genere umano perché è sulla linea del rifiuto della potenza ed è legata ad una nuova comprensione del significato che la vita porta in sé.
Noi spesso viviamo cercando o di installarci in questo mondo (materialismo) o di liberarci da esso (spiritualismo) ma la promessa di Dio è quella di individuarci come fonte della trasformazione del mondo stesso.
Passi biblici Mt 13,1-23; Gal 2,1-2.7-14; Mt 13,13-16; Lc 22,24-30; Fil 4,9; Is 5,1-7; Lc 23,5; Gv 11,48; Mt 9,13; Gen 21,5; 1 Cor 15,17; Mc 7,21-27; Ap 3,15-16
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