Il Vangelo
Il tema di questa domenica è lo spazio sacro nel quale Dio decide di porre un nuovo inizio facendo incarnare il proprio Figlio, l’immagine della propria gloria; Egli non vuole con questo atto semplicemente prolungare la serie delle generazioni di uomini che ripiegati su se stessi si rivolgono contro i propri fratelli e le proprie sorelle.
L’aggressività umana è stata sempre causa di innumerevoli tipi di sofferenza, “Ogni giorno, mediante i mezzi più sofisticati e rispettabili oppure al contrario mediante quelli più primitivi, in maniera diretta oppure indiretta, sono commessi assassini fisici e psichici e il diritto di ognuno alla sopravvivenza materiale ed emotiva è messo a repentaglio… Inoltre milioni di individui dirigono la loro energia aggressiva contro se stessi… avvelenando le vite e le intenzioni quotidiane; basta pensare alla varietà di forme che essa può assumere: odio, auto-distruttività, sarcasmo, irritazione, crudeltà, risentimento, frustrazione, ripicca, ruminazione di fantasie aggressive, disprezzo, amarezza, irascibilità, malevolenza, dissenso per partito preso, rabbia, rancore, malumore, ostilità, vendetta… su questo nostro pianeta una persona ne uccide un’altra ogni venti secondi; un dollaro ogni sei è usato per spese militari; costa 14.800 dollari all’anno mantenere un soldato, contro i 230 per educare un bambino… una delle maniere di affrontare la situazione è di cominciare da dentro di noi”
Questo è accaduto perché “se è vero che l’amore è ciò di cui viviamo, è anche vero che esso è ciò da cui siamo accecati, ciò di cui soffriamo, ciò con cui ci torturiamo a vicenda… dobbiamo riconoscere l’immenso mistero dell’amore, che esso è complesso, forse, quanto la vita stessa e che nessuna semplice spiegazione può esaurirlo… senza ridurre la grandezza dell’amore”.
Dio decide perciò di dare un nuovo inizio mostrando agli uomini come essi avrebbero potuto essere, ponendo davanti ai loro occhi il loro nucleo divino.
L’intervento del profeta Natan ci apre alla domanda se la presenza di Dio stesso nei nostri spazi rappresenti una vera presenza, se l’uomo quando vi entra non vi abbia invece collocato l’immagine che egli ha di Dio stesso. Quando gli uomini entrano nel tempio, si rendono forse conto che sono tutti parte di una stessa vita? Riescono a pensare come cittadini dell’universo? Oppure legano l’immagine di Dio in maniera assoluta alla loro testimonianza costringendo altri a vedere quello in cui essi stessi vogliono credere.
La scelta di Dio passa spesso nella Bibbia attraverso realtà considerate dagli uomini sterili, non adatte a comunicare la vita.
Passi biblici Gv 1,18; Gen 4,9-10; Gv 2,19; 2Sam 7,1-5.8-12.14.16; Gn 12,8; Gn 26,25; Gn 33,18ss.; Es 3,19-20; Nm 1,1; 1 Re 8,27; Gv 1,13; 1 Cor 1,27-28; Gal 3, 28; Gn 15,1-4; 18,10.14; Gen 18,10-14 1 Sam 1; Sal 141,2; Dn 9,21; Lc 24,50-51; Lc 24,53; At 3,26; Sof 3,17; Lc 2,10; Gv 20,20; Lc 2,19.51.