Anno B / Maria Santissima Madre di Dio – 1 Gennaio 2015

Il Vangelo

6 -  Maria Santissima Madre di Dio - 1 Gennaio 2015I pastori vengono presentati come i credenti ideali. Essi “riferirono”, fecero conoscere la parola: non vogliono controllare la Parola ma servirla.  La scorsa settimana  abbiamo visto la posizione dei pastori nella società di allora: Dio si è voluto incarnare in un ambiente povero perché in un altro contesto essi non avrebbero potuto avere accesso; in quel luogo invece tutti potevano entrare realizzando quel modello familiare e sociale presente nel Libro degli Atti.

I pastori comunicano la loro esperienza non ritenendola un bene personale, privato, da trattenere.

Essi sono presentati come i credenti ideali perché la loro fede nasce dall’ascolto di Dio nella storia, nel quotidiano, trovano la fonte del loro vedere nell’ascoltare, riescono a riconoscere la Parola di Dio nel moltiplicarsi delle parole umane, senza perdere la loro identità all’interno di esse.

I pastori nell’incontro con Gesù fanno esperienza del proprio nucleo originale mentre nel contesto sociale nel quale vivevano la vita era sfuggita loro di mano e si erano dimenticati di avere una dignità originaria che permetteva loro di essere quello che erano, che dava loro vita e li faceva sentire pienamente umani. Dio infatti è Colui che ci salva dal rischio di “non esserci”, di diventare come morti, privi di vita, ci salva dal rischio della disumanizzazione.

La Parola permette a Maria di fare esperienza diretta di quello che ella è in se stessa: luogo della presenza di Dio. E’ questo che ella dice nel suo “Eccomi”: Ecco, sì, io sono questa, questo è il mio vero essere e con lei lo dicono anche i pastori. Quella Parola le ha indicato il suo fine, non è stata contagiata dalla malattia dell’anima che non riesce più ad esprimersi, a rivelarsi, a rendersi visibile.

“L’istinto fondamentale dell’uomo è quello della sua manifestazione, della rivelazione di sé” e, nel caso dei pastori e di Maria, di Colui che è il principio originario di vita. Essi riconoscono nel bambino Gesù simbolicamente la presenza in loro stessi del “bimbo interiore”, del nucleo di amore e fede nella vita. Nella vita di tutti i giorni l’uomo “ha rimosso il suo bimbo interiore… Siamo di fatto divisi in due parti: un bambino interno che ha bisogno di essere amato e un adulto interno che non sa più amare… la nostra umanità è stata prima ferita e dimenticata dagli altri poi da noi stessi… Abbiamo tutti, ciascuno in misura diversa, cercato di realizzarci in modo egocentrico e separativo… Vogliamo ricercare quel bambino interno, andare a vedere come sta, in quali condizioni si trova?

La terapia per la malattia dell’anima è un processo di ri-umanizzazione e ri-animazione: una restituzione di anima-umanità per mezzo della relazione  con un terapeuta in contatto con la propria anima. Il terapeuta aiuta l’uomo che soffre a riprendere il proprio cammino di umanizzazione, a risgomitolare,  sdipanare, dispiegare di nuovo la propria umanità”.

Questo “terapeuta” è lo Spirito che è in noi, lo Spirito del Figlio. “Nel Natale Dio riproduce l’essere umano così com’era stato pensato in origine”, vuol donargli l’umanità e lo chiama dall’interno dell’anima perché l’uomo si riaffacci alla vita, apra il suo orecchio all’anima, come hanno fatto i pastori e Maria con quella Parola che è risuonata nel loro cuore perché il rovesciamento dei rapporti non avviene con il potere esterno ma dall’interno. E’ perciò nel Natale che Dio riproduce l’essere umano così com’era stato pensato in origine.

 

 

Passi biblici     Lc 2,16-21, Lc 1.38.65; Lc 2,19.51; At 5,32; 10,37; Gv 1,13-14; 1 Cor 4,13; Mt 21,31; At 4,31b-32; Rm 10,17; Gv 14,4-5; Lc 23,48; Gen 3,14.

 

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