Anno B / Ascensione del Signore- 17 maggio 2015

Il Vangelo 24 -  Ascensione del Signore- 17 maggio 2015Nella mitologia molti popoli hanno creduto nella divinizzazione dei loro eroi e nell’ascesa al cielo dei corpi o delle sole anime. La chiesa primitiva però nel racconto dell’ascensione di Gesù, rispetto al modo di esprimersi della mitologia, presenta l’immagine di un “antieroe”. In tutto il Vangelo il Signore ci chiede di considerare la vita a misura umana riconoscendo che in ciò che noi siamo, con tutte le nostre fragilità e contraddizioni, siamo ad immagine di Dio e non abbiamo bisogno di voler divenire come Lui attraverso un agire che è in funzione soltanto dell’acquisizione individuale della vita eterna ignorando i rapporti con i fratelli. La grandezza di ogni persona risiede nel fatto che Dio ha voluto crearla come essere umano dotandola originariamente della capacità e libertà delle proprie azioni e non abbiamo la necessità di apparire diversi da quello che siamo. L’incarnazione rappresenta la “sacralità dell’imperfezione, l’umanità nuda, ci dice che il luogo dove risiede l’anima è quel punto situato all’interno della stessa problematicità umana… nel punto di sospensione tra gli alti e i bassi del suo alternarsi”. Sulla croce Gesù indica il “luogo” “dove il nudo mostra la fragilità e i limiti dell’imperfezione, spogliando la presunzione umana di ogni pretesa”.

In ogni essere umano anche se non credente, ateo, agnostico è inscritta la legge naturale che lo rende partecipe della realtà eterna perchè esiste un’unica possibilità di partecipare alla vita del Regno: “acquisire proprio qui, nel mondo, una visuale che viene dal centro delle cose” come gli apostoli che riescono a vedere Gesù perché riconoscono al centro della loro vita il suo modo di essere, anche se fanno fatica ad assumerlo pienamente come modello. Quando Gesù compie il gesto della liberazione, lo fa nei confronti di persone che sono impedite nei movimenti del corpo, nella parola, nella capacità di ascoltare che non sanno più per cosa vivere e da cosa far dipendere la vita, come la prostituta per la quale Gesù chiede a coloro che la vogliono lapidare di confrontarsi con la loro stessa vita, di avere uno sguardo che superi il potere delle situazioni, congedandola poi dicendo: “Va’ e non peccare più”. Quando usciamo dal confessionale non è che da quel momento siamo certi che non penseremo, non parleremo e non agiremo più nel modo per il quale abbiamo chiesto di riconciliarci con Dio però ci viene chiesto di non identificarci con i mutevoli contenuti che entrano via via nel campo della nostra coscienza, portandoci ad una situazione di confusione, di scissione dalla nostra vera natura, dal sentimento che in realtà proviamo per l’altra persona. Ci viene chiesto di porre uno spazio tra noi ed il nostro comportamento, di non far coincidere ciò che noi siamo con i pensieri, le parole, le azioni, i contenuti della coscienza in quel dato momento.

Le folle che Gesù incontra nei brani evangelici hanno spesso perso il proprio orientamento di vita assoggettandosi anch’esse passivamente a leggi esterne ed Egli lotta contro questa forma di alienazione della vita dell’uomo. Ecco i segni che accompagneranno coloro che credono: “nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. L’uomo può non farsi più determinare da una dimensione esterna di vita ma deve mettere in moto un processo interiore che riconosce il modello ideale e le leggi su cui strutturare la propria vita. “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”: chi deciderà di credere in questa possibilità di realizzare dall’interno un cambiamento nella propria vita si salverà nel senso che si metterà nella condizione di uscire dalla propria scissione interiore e dal potere degli “spiriti maligni” che agiscono attraverso i nostri contenuti della coscienza. “… imporranno le mani ai malati” indica il gesto con il quale “l’anima, così toccata, può accorgersi di se stessa e ricordarsi di essere libera… il contatto vivente con una persona libera viene a rappresentare un autentico invito alla libertà… di affrontare e superare con successo i “demoni interni” che continuamente tentano di scindere limiti e potenzialità umane, insidiando la nostra umanità. Tali demoni sono: il demone del proprio nulla, il demone della propria grandezza e  il demone dell’orgoglio.

“E’ la via del ritrovamento di noi stessi come via verso Dio… E’ così che noi possiamo levare gli occhi al cielo nella consapevolezza che quel modo di vivere, che era attuale e presente in Gesù, non finirà mai” come possibilità per gli uomini.  

 

 

Passi biblici   At, 1-10-11; Ef 4,9; Gv 16,15-20; Mc 6,3; Mt 21,28; Lc 17,20; Gv 8,7; Mt 15,11;  Lc 17,19.

 

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