Il Vangelo
Il profeta Elia ad un certo punto si sente “Desideroso di morire”, stanco di vivere. La sua è l’esperienza vissuta dai profeti di sempre, uomini e donne che devono pagare il prezzo della responsabilità personale di affermare la verità nei vari contesti nei quali operano. Elia vive tutto questo come una morte ed è un’esperienza accompagnata da dolore e disperazione.
Molte persone comunemente vivono un’esperienza segnata dallo stesso stato d’animo, anche se differente è il contesto, nella vita quotidiana quando il loro ruolo non è più riconosciuto: ” per esempio i genitori che, cresciuti i figli, vanno in crisi perchè il loro ruolo scompare; oppure altre persone sono talmente identificate con il loro ruolo professionale che quando esso finisce si sentono inutili”. Elia si ritira dalla vita, egli si è identificato con i “padri” ma ognuno di noi è molto più di quello con cui solitamente si identifica. Egli è nella situazione di coloro che ad un certo momento si sentono come esiliati, in una terra lontana, come se fossero estranei alla loro stessa esistenza, come se quella non fosse la loro vita, ed iniziano a dire: “Sono depresso”, “Non ce la faccio”, “Sono inadeguato”, “Sono incapace”, “Non valgo niente”, “Sono vittima della situazione”, “La vita è una tragedia”. In realtà ciò che siamo è diverso da ciò che crediamo di essere.
“Fingiamo per paura perchè se esprimiamo la verità di noi stessi, non corrispondiamo alle aspettative degli altri, non ci inseriamo docilmente nella casella che loro hanno appositamente preparato per noi”… rischiamo di perdere un’amicizia, di perdere il lavoro, la sicurezza o la rispettabilità… a poco a poco diventiamo i nostri ruoli e gli altri si aspettano che noi siamo proprio a quella maniera”. Non è quello che accade a Gesù nel brano del Vangelo quando affermano di lui: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre?”.
L’angelo del Signore dice ad Elia: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”, gli chiede di fare un passo nella direzione giusta non ritirandosi dalla vita, offrendo una bella prova di “resilienza” che è la capacità, in situazioni difficili, di reagire in modo forte e fiducioso.
La “morte” interiore avviene perchè pensiamo di dover dare alla vita quel tanto che ci viene chiesto per appartenere al “sistema sociale” ma il prezzo è alto perchè ci viene chiesto di rinunciare a tutto ciò che ci è familiare mentre noi siamo chiamati a dare noi stessi e per far questo ci vuole “coraggio” perchè nessuno vive la vita al nostro posto: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. Se viene a mancare questo coraggio ne soffre ogni aspetto della nostra vita e non c’è da stupirci se ci viene una crisi di panico. E’ qui che dobbiamo fare la scelta perchè “il cammino di minore resistenza sarebbe di evitare il rischio.. perchè la paura della morte ci paralizza. La lasceremo vincere? Ci può portare alla stasi totale. Davvero vogliamo passare la vita in quel modo? Se rischiamo affermiamo la vita” e questo non cambia solo la nostra vita ma anche quella degli altri.
Passi biblici 1 Re 19,4-8; Gv 6,41-51; Nm 11,4-5; Gv 7,23.